Lo stop loss nel trading è un ordine automatico che chiude la tua posizione a un livello di prezzo prefissato, limitando la perdita massima accettabile prima ancora di aprire il trade.
Cos’è lo stop loss?
Lo stop loss è un ordine automatico che impostiamo su un determinato livello di prezzo così che il sistema chiuda automaticamente l’operazione qualora i prezzi dovessero andare contro la nostra direzione raggiungendo il livello che abbiamo prefissato sul grafico.
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In sintesi
- Lo stop loss è un ordine automatico che chiude il trade a un prezzo prefissato, eliminando le decisioni emotive nel momento critico.
- Esistono 5 metodi per calcolarlo: percentuale fissa, supporti/resistenze, ATR, media mobile dinamica e position sizing.
- Il trailing stop combina protezione del capitale e inseguimento del trend: si alza automaticamente man mano che la posizione va in guadagno.
Stop loss order vs Stop limit order: qual è la differenza?
Chiarire questa distinzione può salvare capitale in situazioni di mercato estremo — molti trader alle prime armi la ignorano, e costa cara.
Lo stop loss order (il classico stop loss) funziona così: quando il prezzo raggiunge il livello impostato, l’ordine si trasforma automaticamente in un ordine a mercato. Questo significa che la posizione viene chiusa al miglior prezzo disponibile in quel momento. Nella maggior parte dei casi funziona perfettamente, ma in condizioni di mercato molto volatile o in presenza di gap di prezzo (di cui parleremo più avanti), l’esecuzione può avvenire a un prezzo leggermente diverso da quello impostato — questo fenomeno si chiama slippage.
Lo stop limit order funziona in modo diverso: quando il prezzo trigger viene raggiunto, si genera un ordine limite — cioè un ordine che si esegue solo al prezzo specificato o migliore. Il vantaggio è che non subirai slippage. Lo svantaggio è che in mercati veloci o in presenza di gap, l’ordine potrebbe semplicemente non essere eseguito, lasciandoti con una posizione aperta in perdita che continua a scendere. Per la maggior parte dei trader retail, lo stop loss order standard è la scelta più sicura proprio perché garantisce sempre l’uscita dalla posizione.
Stop loss mentale vs stop loss automatico: perché quello “nella testa” non funziona
Molti trader, soprattutto agli inizi, pensano di poter gestire il livello di uscita mentalmente: si dicono “se il prezzo arriva a X chiudo”. Non funziona. Mai.
Il problema non è la disciplina personale — è la neurologia. Quando una posizione va in perdita, il cervello attiva l’amigdala (la zona delle risposte emotive) e riduce l’attività della corteccia prefrontale (quella del pensiero razionale). In pratica, nel momento esatto in cui dovresti prendere la decisione migliore, sei neurologicamente nella condizione peggiore per farlo.
Lo stop loss automatico toglie la decisione dalle tue mani nel momento critico. Non devi premere nessun tasto, non devi “sentire” se è il momento giusto, non devi combattere con la speranza che “recuperi ancora un po’”. Il sistema lo fa per te, a mente fredda, esattamente come avevi deciso prima di aprire il trade — quando eri lucido.
A cosa serve lo Stop loss?
Gli stop loss delimitano la quantità massima di capitale che siamo disposti a perdere e di stop order al di sotto dei quali non vogliamo assolutamente scendere.
Quando cominciamo a fare trading, oltre ai nostri obiettivi e alla strategia da applicare dobbiamo seguire le regole di money management.
Fissare il livello di uscita permette di seguire le regole che ci siamo dati e di gestire il nostro capitale con meno ansie.
È uno strumento per qualsiasi trader perché rappresenta un ordine automatico che ti fa chiudere il trade in maniera meccanica, senza dover prendere delle decisioni “soggettive”.
Uno dei più grandi problemi dei trader è proprio quello di non riuscire a gestire le perdite nel trading.
Quando una posizione va in perdita diventa molto difficile premere il tasto “vendi”.
A livello emotivo, risulta molto complesso dover accettare una perdita.
Significherebbe ammettere di aver sbagliato.
Impostando un ordine di protezione è la piattaforma a compiere l’operazione e quindi non dobbiamo prendere noi la decisione, ma sarà il software a prenderla.
Il limite automatico di perdita è uno strumento prezioso, perché chiudendo in maniera meccanica l’operazione ci permette di evitare anche tutti quegli errori che l’emotività ci può far commettere.
Per esempio, può accadere che per l’ansia chiudiamo troppo presto una posizione o, ancora, che per la speranza e l’avversione alla perdita non chiudiamo una posizione che peggiora ogni momento di più poiché speriamo che recuperi, quando, invece, alla fine, ci troviamo che abbiamo perso l’intero capitale.
Prima di scoprire meglio come usare questo strumento dobbiamo introdurre un altro concetto del trading: i supporti e le resistenze nel trading.
Vi ricordiamo che i livelli di uscita variano anche a seconda dell’operatività, ossia se si fa daytrading oppure su multiday/swing. Per ciascuno si usano due metodi per calcolare il limite di perdita differenti, ognuno lo vediamo nel corso di trading specifico, quello di day trader per il day trading ed il corso di trading MorAle per il multiday. Nei programmi di formazione Master Trader e Analista Multiday di Metaskill questi metodi vengono applicati su operatività reali con esempi numerici concreti.

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Supporti e resistenze nel trading
Supporti e le resistenze, nel trading, rappresentano i 2 elementi essenziali dell’analisi tecnica e dell’analisi grafica, conoscerli e saperli interpretare è la base per poter diventare un trader profittevole nel tempo.
Ne ho viste di cotte e di crude sulle varie tecniche che ti insegnano come tracciare i supporti e le resistenze sui grafici, per questo motivo ho sentito la necessità di fare, una volta per tutte, chiarezza su questo argomento tanto discusso.
Ti spiegherò le basi che ti permetteranno di trovare e tracciare questi due livelli chiave che i prezzi creano durante il loro fisiologico corso.
Vediamoli insieme!
Come trovare un supporto nel trading?
Supporti: Sono dei minimi di reazione, rappresentano livelli o aree dove la pressione in acquisto (domanda) è sufficientemente forte da sovrastare la pressione in vendita (offerta) arrestando, almeno temporaneamente, un downtrend (trend ribassista), o possibilmente invertirlo. 
Rappresentano un’area di concentrazione di domanda (acquisto), tale per cui riesce ad assorbire l’offerta, e quindi a sovrastare la pressione di vendita, arrestando un movimento ribassista dei prezzi.
Come trovare una resistenza su un grafico?
Resistenze: Sono dei massimi di reazione, rappresentano livelli o aree dove la pressione in vendita (offerta) è sufficientemente forte da sovrastare la pressione in acquisto (domanda) arrestando, almeno temporaneamente, un uptrend (trend rialzista), o possibilmente invertirlo.
Rappresentano un’area di concentrazione di offerta (vendita), tale per cui riesce ad assorbire la domanda e quindi ad sovrastare la pressione in acquisto, arrestando un movimento rialzista dei prezzi. 
Come capire la forza di supporti e resistenze?
Dopo avere individuato un supporto o una resistenza devi fare un passo in più rispetto la media dei trader là fuori.
Non devi fare complicati calcoli matematici, se vuoi però veramente capire come si tracciano, devi conoscere 3 elementi che ti aiuteranno a stimarne la loro forza:
- Volume: Maggiori sono gli scambi avvenuti in un punto di inversione o area, maggiore è la sua forza. Perché molti traders hanno dimostrato interesse in quell’area.
- Tempo: Più recente è un supporto o una resistenza e più importante esso diventa, quindi più questi punti di reazione si trovano vicini e più sono affidabili. Perché ci sono molti traders che sono coinvolti in quel determinato punto e che probabilmente hanno ancora delle posizioni aperte e potrebbero andare a chiudere.
- Distanza di attraversamento: più lontano si muovono i prezzi da un livello di supporto o resistenza, più i traders si convincono di aver sbagliato la loro operazione e hanno il desiderio di uscire con il minimo loss.
Più i prezzi si muovono lontano da un livello di supporto o resistenza, più questo livello viene riconosciuto importante dal mercato, aumentandone la validità.
Un falso mito sui supporti e le resistenze
Scommetto che quello che ti sto per dire non te lo ha mai detto nessuno:
Ogni volta che un supporto o una resistenza viene testata, una parte della sua forza viene rimossa.
Maggiore è il volume con cui viene testato, maggiore sarà la forza rimossa.
Solitamente al terzo attacco vengono rotti tali livelli.
Capisco che da questa affermazione ti ho confuso le idee, ora ti spiego meglio rispondendo a questa importante domanda:
Come si comportano resistenze e supporti ogni qualvolta vengono testati?
Più volte un livello di supporto e/o di resistenza viene toccato, minore sarà la sua efficacia ad assorbire nuovi e successivi test.
Statisticamente, al terzo test, i prezzi riescono a rompere il livello di supporto e/o resistenza.
Le statistiche, inoltre, evidenziano che a maggiori volumi corrisponde una più elevata probabilità di rottura di un supporto o di una resistenza.
Come fare trading con supporti e resistenze
In ottica trading, si va ad operare long alla rottura di una resistenza, quando c’è la conferma della direzione del trend rialzista.
Questa tipologia di operatività sui breakout vuole che l’ordine di protezione lo si posizioni in prossimità del minimo precedente.
Nel caso in cui il trend si sviluppi effettivamente nella direzione individuata, si andrà ad alzare dinamicamente il livello di uscita inizialmente individuato.
È molto importante operare con questa modalità, questo perché permette di seguire interamente un trend, andando progressivamente a modificare i livelli di uscita, che da statici diventano dinamici.
In caso di movimento di uptrend le resistenze violate invertono il loro ruolo diventando supporti; viceversa, in un movimento di downtrend, i supporti rotti si trasformano in resistenze.
5 metodi pratici per posizionare lo stop loss
L’articolo ti ha già spiegato l’importanza di questo ordine di protezione e il ruolo dei supporti e delle resistenze. Ma nella realtà operativa esistono almeno 5 approcci distinti per calcolare dove posizionarlo — ognuno con i suoi vantaggi e i suoi limiti. Conoscerli tutti ti permette di scegliere quello più adatto alla tua strategia e allo strumento su cui operi. Per approfondire gli indicatori che supportano questi metodi, leggi anche la nostra guida sui migliori indicatori per fare trading.
Metodo 1 — Percentuale fissa dal prezzo di ingresso
Il metodo più semplice: si fissa il limite di perdita a una percentuale predefinita dal prezzo di ingresso. Tipicamente si usa il 2%-5% per le azioni e l’1%-2% per il forex.
La formula è diretta:
Stop Loss (long) = Prezzo di ingresso × (1 − % rischio) Stop Loss (short) = Prezzo di ingresso × (1 + % rischio)
Esempio: entri su un’azione a 100€ con un rischio massimo del 3%. Stop loss = 100 × (1 − 0,03) = 97€.
Il vantaggio è la semplicità. Il limite è che non tiene conto della volatilità dello strumento: una protezione al 3% può essere troppo stretta su un titolo volatile e troppo larga su uno stabile. Usalo come punto di partenza, non come metodo definitivo.
Metodo 2 — Supporti e resistenze (il metodo dell’articolo)
È il metodo che abbiamo già trattato in dettaglio: il limite di uscita va posizionato sotto il supporto più vicino per le posizioni long, oppure sopra la resistenza più vicina per le posizioni short. È importante aggiungere un piccolo margine di sicurezza (qualche tick o lo 0,5%-1% in più) per evitare falsi trigger causati da temporanei test del livello.
Questo metodo è contestuale — rispetta la struttura reale del mercato — ed è quello che i trader professionisti usano più frequentemente in combinazione con altri approcci.
Metodo 3 — ATR (Average True Range): lo stop adattivo alla volatilità
Questo è probabilmente il metodo più sofisticato e sottovalutato, ed è quello che ti consigliamo di aggiungere al tuo arsenale appena acquisisci un po’ di dimestichezza con i grafici.
L’ATR (Average True Range) è un indicatore che misura la volatilità media di uno strumento negli ultimi N periodi (tipicamente 14), sviluppato da J. Welles Wilder nel 1978. In pratica ti dice: “mediamente, quanto si muove questo titolo in una singola candela?”. La formula dell’ordine di protezione basata su ATR è:
Stop Loss (long) = Prezzo di ingresso − (ATR × Moltiplicatore) Stop Loss (short) = Prezzo di ingresso + (ATR × Moltiplicatore)
Il moltiplicatore standard è tra 1,5x e 2x. Il valore 1,5x è più aggressivo (limite più vicino), 2x è più conservativo (limite più lontano, meno rischio di falsi trigger).
Esempio pratico: entri su un’azione a 50€. L’ATR a 14 periodi è 1,20€. Con moltiplicatore 1,5x:
Stop Loss = 50 − (1,20 × 1,5) = 50 − 1,80 = 48,20€
Il grande vantaggio di questo metodo è che il livello si adatta automaticamente alla volatilità corrente dello strumento: si allarga quando il mercato è volatile, si stringe quando è tranquillo. Questo riduce drasticamente i “falsi stop” — quelle uscite involontarie causate dal semplice rumore di mercato. Per una panoramica completa sull’indicatore ATR e gli altri strumenti di analisi tecnica, consulta la guida completa sull’analisi tecnica.
Metodo 4 — Media mobile dinamica
Invece di un livello fisso, si usa una media mobile come limite dinamico. L’approccio classico è usare una media mobile a 10 periodi calcolata sui minimi delle candele (per posizioni long) o sui massimi (per posizioni short).
Il limite di uscita, in questo caso, non è un numero fisso ma si aggiorna ad ogni nuova candela seguendo il trend. È particolarmente indicato per le strategie trend following perché permette di restare nel trade finché il trend è in vita, uscendo solo quando i prezzi violano significativamente la media.
Il limite è che nelle fasi laterali genera molti segnali falsi. Per questo va usato preferibilmente in combinazione con la verifica del trend tramite altri indicatori.
Metodo 5 — Position sizing basato sullo stop loss
Questo metodo ribalta la prospettiva: non si parte dal prezzo per trovare il limite di uscita, ma si parte dal capitale e dal rischio accettabile per calcolare sia il livello di protezione che la dimensione corretta della posizione.
La formula chiave è:
N° titoli da acquistare = (Capitale × % rischio per trade) ÷ Distanza dello stop loss in €
Esempio pratico: hai un conto da 10.000€ e vuoi rischiare al massimo l’1% per trade (100€). Entri su un’azione a 100€ con limite di protezione a 95€ (distanza = 5€):
N° azioni = 100€ ÷ 5€ = 20 azioni da acquistare
Questo approccio è quello dei trader professionisti: la protezione del capitale e la size della posizione sono due facce della stessa medaglia. Non si sceglie prima quante azioni comprare e poi si decide il livello di uscita — si decide il rischio massimo e si deriva tutto il resto.
Calcolatore stop loss: tabella pratica per 3 scenari
Ecco una tabella di riferimento con i tre scenari di calcolo più comuni, pronti da applicare direttamente alle tue operazioni.
| Scenario | Input | Formula | Risultato |
|---|---|---|---|
| A — Stop a % fissa (long) | Ingresso: 100€ | Rischio: 3% | 100 × (1 − 0,03) | Stop loss: 97€ |
| B — Stop ATR (long) | Ingresso: 50€ | ATR: 1,20€ | Moltiplicatore: 1,5x | 50 − (1,20 × 1,5) | Stop loss: 48,20€ |
| C — Position sizing | Capitale: 10.000€ | Rischio: 1% (100€) | Ingresso: 100€ | Stop: 95€ | 100€ ÷ (100€ − 95€) | 20 azioni da acquistare |
Per calcoli personalizzati puoi usare strumenti online come, per il forex, il calcolatore FxPro.
Stop Loss: Pratiche e Suggerimenti
Avete capito perché questo ordine automatico di protezione è così importante nel trading?
L’idea di piazzare un limite di perdita è piuttosto semplice, ma scegliere il posto giusto per impostarlo non lo è altrettanto.
Da un lato, si tratta di scegliere un livello di prezzo oltre il quale un trend perde di validità.
D’altra parte, a seconda della complessità del vostro approccio di trading, potrebbe essere necessario per via delle vostre stesse operazioni, specialmente se state scaricando posizioni parziali o se state operando su più mercati contemporaneamente.
In terza via rimane la vostra ancora di sicurezza di fronte alle perdite e all’emotività.

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Come si usano gli Stop Loss?
Posiziona il tuo stop loss (SL) prima di posizionare il tuo Take Profit (TP)
Quando apriamo un trade, il mercato può fare solo una delle due cose: andare su o andare giù.
Se sale (e sei long, quindi rialzista, credi cioè che il prezzo tenderà a salire), allora la posizione, una posizione vincente, proseguirà fino a quando non imposterai il tuo livello di “take profit”.
Se scende, devi assicurarti che non scenda al di sotto del tuo limite di rischio, che non ti faccia perdere cioè più di quanto non sei disposto a perdere.
Proprio per questa ragione le operazioni in profitto richiedono meno attenzioni e possiamo, anzi, dobbiamo lasciarle correre, mentre le operazioni in perdita devono essere gestite con più attenzione.
Di conseguenza, posizionare il tuo limite di uscita prima di fissare il tuo take profit è una pratica più che consigliata.
Nella maggior parte degli scenari di trading, il tuo obiettivo di profitto è più lontano del tuo livello di protezione, avrai cioè un rapporto rischio rendimento (R/R) favorevole.
Nel più classico degli scenari, in un’operatività basata sui breakout, un R/R di 1/3 ti “guiderà” a mantenere un rischio 1 a fronte di un potenziale guadagno di 3 volte tanto.
Per tale motivo potrebbe volerci più tempo prima che il prezzo raggiunga il tuo obiettivo. Mentre l’attivazione del limite di perdita potrebbe arrivare prima se il tuo trade non dovesse andare nella direzione sperata.
Il limite automatico di perdita è invece interessante nel caso di gap nel trading. 
Li avrai visti, e spero non sperimentati, più di una volta.
Cos’è lo stop-loss nel trading e come posizionarlo?
Si deve impostare prima di iniziare un trade, a mente fredda, su un livello che ritieni corretto per uscire dall’operazione.
Sicuramente ti sarà successo di non metterlo e dire “ok, se i prezzi arrivano a 5,80 chiudo“.
E poi?
Poi i prezzi arrivano a 5,80 però non riesci a premere il tasto vendi, poi arrivano a 5,40 e pensi “ma da qui potrebbe rimbalzare, vendo se arrivano a 5,20” e così via fino a che ci ritroviamo spesso con delle perdite gigantesche dalle quali poi non si riesce più ad uscire perché… se uscissi adesso la perdita sarebbe troppo grande!
Capisci bene che l’utilizzo di questo ordine automatico è di VITALE importanza per preservare il tuo conto.
Se vuoi fare trading con serietà e ridurre le perdite al minimo ti consiglio di, oltre a seguire un corso online di trading. dove in maniera pratica imparerai come settarlo.
Vediamo ora le 4 tipologie di stop loss.
Le 4 tipologie di stop loss trading
Esistono 4 tipologie di ordini automatici di protezione da impostare per salvaguardare il tuo capitale.
L’hard stop loss
Il classico: quando apri un’operazione long, compri un titolo a 10 e decidi di inserire un limite di uscita a 8.
Questo è un classico ordine di stop impostato sotto il nostro livello di ingresso che, se dovesse essere raggiunto, verrà in automatico chiuso dal sistema.
Lo stop order è il classico ordine di protezione.
Quando si scende sotto questo stop order e si raggiunge il livello fissato, in automatico il sistema ci chiude la posizione in perdita.
Questa immagine mostra come, entrando ad una certa posizione, si fissa lo stop order al di sotto ad uno specifico livello.
Numero 2: Break Event Stop – loss
Questo è il livello di uscita che si posiziona proprio sul livello di ingresso.
Entro a 10 e voglio che si chiuda a 10.
Ci sono situazioni in cui io entro e la posizione comincia ad andare subito in guadagno.
Abbiamo preso il trend al momento giusto e il nostro titolo comincia subito a salire facendoci guadagnare.
Quando l’operazione inizia ad andare bene, dopo un certo tempo o un certo movimento percentuale è bene fissare il livello di protezione non su un livello in perdita, come per il precedente stop order, ma su un livello di pareggio, ovvero il nostro punto di break even.
In questo modo andiamo ad azzerare le perdite potenziali.
Anche se il titolo cominciasse ad avere un trend diverso, invertendo la sua direzione, nella peggiore delle ipotesi non usciremo dall’operazione in perdita, ma in pareggio.
È molto importante che, dopo un certo rialzo o periodo di tempo che l’operazione è iniziata e sta andando bene, riposizioniamo il nostro limite di uscita.
Da una posizione in perdita lo mettiamo proprio sul livello dove abbiamo iniziato ad operare.
Ciò al fine di non perdere almeno l’investimento iniziale nel caso in cui il titolo dovesse iniziare a scendere, tanto più se la posizione è stata molto positiva.
Se però il titolo sta guadagnando e salendo davvero molto scoprite il terzo tipo di stop che vi permetterà di salvare anche i vostri guadagni.
Numero 3: Protect Profit Stop
Questo terzo tipo di protezione automatica — come suggerisce il nome — non è sul pareggio ma sui profitti.
Ma cosa significa in concreto?
Significa che se noi entriamo a 10 e guadagniamo 14 e con il break even lo fissavamo proprio a 10, in questo caso il livello di protezione verrà posizionato al di sopra del livello di ingresso.
Se il titolo perciò continua a salire, ad andare in gain e raggiunge ad esempio 15, si fisserà il limite su un livello non più basso di 13.
Questo per diverse ragioni:
- non vogliamo perdere;
- né chiudere in pari, perché il titolo per noi non può valere meno di 13;
- non abbiamo aspettative di ribassi.
Posizionando questo tipo di protezione andiamo così a salvare, ecco perché protect, una parte dei nostri profitti.
Nella peggiore delle ipotesi chiuderemo la nostra posizione in profitto con un guadagno, ma lo usiamo perché vogliamo ancora vedere se i profitti corrono e cercare di prendere un movimento che per noi può ancora continuare a salire.
Questo tipo di protezione è utile e confortante a livello psicologico, come gli altri si può poi riposizionare via via che il titolo cambia i suoi prezzi e salvare i profitti conseguiti di volta in volta.
Anche qui però parola d’ordine è: seguire le regole di strategia e di money management fissate ancora prima di iniziare ad operare.
Numero 4: Trailing Stop Loss
Eccoci arrivati al quarto ed ultimo fondamentale tipo di stop loss che dovete conoscere.
Che cos’è il trailing stop loss?
Consiste nell’alzare automaticamente il livello di protezione via via che l’operazione va in profitto, è un ordine che “segue” il titolo.
Perciò più il titolo sale, più automaticamente il limite si alzerà secondo la percentuale decisa. 
Ad esempio, se entro a 10 e il titolo sale a 15 lo stop si posiziona su questi livelli, se poi il titolo va a 20, di nuovo lo stop lo segue magari fissandosi su 19 e continuando, il titolo arriva a 23? Il trailing stop finisce a 21.
Il trailing stop loss racchiude in sè perciò anche il protect profit stop.
È chiaro che ad una minima inversione dei prezzi, pur se ristretta e piccola, lo stop ci farà uscire automaticamente dalla posizione.
Nell’immagine in basso vedete proprio come funziona questo tipo di protezione automatica.
Cos’è lo Stop order: vantaggi e svantaggi
Lo stop order ha il grandissimo vantaggio di proteggere davvero una buona parte dei nostri profitti.
Ha però lo svantaggio che piccoli sfasamenti causano la chiusura automatica e l’uscita istantanea della posizione.
Magari piccoli ritracciamenti anche banali ci potrebbero far uscire da una posizione che però poi continua la sua salita e poteva aumentare i nostri guadagni.
Di certo, però, è estremamente utile perché, seguendo il titolo, protegge molto di più i guadagni rispetto ad altri ordini di protezione.
Utile, ma non infallibile.
Il limite automatico di perdita l’ho ripetuto più volte è uno scudo, prezioso per operare, ma non è infallibile.
Per imparare come settare il livello di uscita e cinque strategie da applicare nel tuo trading ti consiglio di leggere la guida su analisi tecnica per il trading:
Alcuni livelli possono essere “saltati”, ci sono dei veri e propri gap di prezzo, se ad esempio il nostro limite si posiziona in questi gap, questi vuoti veri e propri di prezzo, c’è ben poco da fare.
Si verificano ad esempio a mercato chiuso quando escono le trimestrali in particolare di fronte ai gap.
Per le informazioni sull’andamento societario il titolo perde molte posizioni, quindi da 20 passa a 12, e io avevo il limite su 16, ecco come anche un ordine di protezione diventa inutile.
Cosa sono i gap nel trading?
I gap rappresentano una delle figure più importanti dell’analisi tecnica: sono dei vuoti di prezzo tra 2 candele (o barre) adiacenti.
Questi gaps nel trading si verificano quando un particolare strumento apre la giornata in maniera molto superiore rispetto al massimo del giorno precedente, si parla così di gap up trading.
Nel caso delle candele giapponesi, affinché si possa tecnicamente parlare di gap non devono sovrapporsi né le shadow e né i real body (corpo) di due candele consecutive. 
I gap, in generale, esprimono forza nella direzione del trend verso cui si verificano. Quindi un gap-up esalta la forza di un movimento rialzista mentre un gap-down amplifica la forza di un movimento ribassista.
La leggenda secondo cui tutti i gap prima o poi devono chiudersi è clamorosamente falsa. È bene tenere a mente di non operare mai contro la direzione del gap!
Operativamente è invece consigliato operare verso il trend.
Non operate, perciò, su un gap up in maniera “short”, ma seguite il gap e affidatevi a lui.
Il gap, da un punto di vista tecnico, è una figura di continuazione, di conferma del trend in atto.
Il vuoto “creato” intorno a sé funge da zona di supporto e/o resistenza.
A livello operativo è consigliabile posizionare i limiti di protezione leggermente sopra/sotto il gap. 
Tuttavia esistono diverse tipologie di gap nel trading, dal breakaway al runaway, sapresti individuarli?
I gaps trading fungono da continuazione, mentre il vuoto lasciato si usa come zona di supporto o resistenza.
Quindi tutto il gap funziona da supporto o da resistenza, e per questo sono utilissimi per fissare i nostri ordini di protezione, questi dobbiamo posizionarli oltre il gap che si va a formare.
4 tipologie di gaps trading
Esistono 4 tipologie di gap che dobbiamo saper riconoscere per poter fare analisi tecnica nel modo corretto e fare trading con successo.
Ad esempio, gap up trading o down sono utilissimi per individuare trend e per capire al meglio come sfruttare le trend line.
Il primo tipo di gap è il breakaway gap o gap di fuga, questo si verifica spesso all’inizio di un nuovo trend e fornisce un segnale di forza.
Poi abbiamo i runaway o measuring gap che sono gap di continuazione che si verificano nella fase centrale di un trend ed esprimono forza del trend.
Infine, gli exhaustion gap o gap di esaurimento che si verificano al termine di un trend ed esprimono, al contrario, debolezza.
Tutto il resto dei gap che non rientra all’interno di queste tre tipologie sono comunemente definiti gap comuni che non danno alcuna indicazione operativa.
Mi dispiace dirvi che la maggior parte dei gap trading sono proprio gap comuni.
Il saper riconoscere queste 4 tipologie può garantirvi importanti vantaggi tecnici.
Cos’è il Break away gap
Il breakaway gap o break di fuga, questo si verifica spesso al completamento di un importante figura di inversione, solitamente la va a completare.
Sono generalmente accompagnati da forti volumi e la maggior parte delle volte non vengono chiusi da successivi movimenti correttivi o vengono chiusi solo parzialmente.
Come regola generale maggiore è il volume che segue la formazione di tale gaps trading e minori sono le probabilità che esso verrà chiuso nei giorni successivi.
Immaginate un testa e spalle, che abbiamo visto recentemente, la rottura della neckline spesso avviene con un breakaway gap.
Questo tipo di break away gap spesso si verifica a contatto anche con livelli chiave, come possono essere il supporto o la resistenza.
Questi livelli spesso vengono rotti o superati proprio con questa tipologia di gaps che ne aumenta ulteriormente la forza.
Fate molta attenzione a questo successivo punto.
Il movimento che segue la rottura di una trendline con un gap di fuga spesso si trasforma in una inversione del trend.
I break away gap un gruppo molto importante di gap, perché spesso danno vita a forti e duraturi trend se si forma al completamento di pattern importanti come un testa spalle, alla rottura di un supporto o resistenza, alla rottura di trendline.
Più sono alti i gaps ed i volumi minori sono le probabilità di chiusura dello stesso.
Runaway gap
I runaway gap sono gaps trading di continuazione o di misurazione, e si verificano nella parte centrale di un trend dopo un gap di fuga.
La compresenza di entrambi indica la continuazione di un trend, ci troviamo nella parte centrale di un trend.
I runaway gap avvengono su volumi moderatamente elevati che sono in media più elevati della media, ma più bassi dei gap di fuga.
Un gap up di continuazione indica la forza in un trend rialzista, al contrario un gap down nel trading di continuazione indica la debolezza in trend ribassisti.
Con i runaway gap si può misurare un target minimo calcolato come distanza tra l’inizio del trend e la formazione del gap, quindi come possiamo trading the gap in questo caso?
Se ci se ci troviamo di fronte a un runaway gap basta prendere la distanza che i prezzi hanno percorso dal minimo, quindi dall’inizio del trend fino alla formazione del gap, e proiettarla verso l’alto verticalmente per andare ad individuare un target minimo.
Solitamente, i runaway gap vengono solo chiusi parzialmente dalle successive correzioni, quindi anche questi spesso restano aperti per moltissimo tempo.
Una chiusura oltre tali run away gap esprime debolezza (caso di un gap up nel trading) o forza (in caso di un gap down trading) così attenzione a posizionare sempre i limiti di protezione.
Posizionateli oltre la formazione di questo, se avete un gap up trading operate al rialzo e posizionatelo al di sotto, e al contrario nel caso del gap down trading.
Exhaustion gap
Si tratta di tutti quei trend cui fare molta attenzione perché si presentano nella parte finale di un trend e così indicano un trend stanco e prossimo alla conclusione.
I volumi sono bassi e si chiudono e si passa oltre nel giro di veramente pochi giorni.
I gaps di esaurimento sono quei particolari gaps che si verificano nella parte finale di un trend.
Indicano generalmente un trend stanco, prossimo ormai all’epilogo, pronto all’inversione, e si formano in presenza di volumi modesti, contrariamente ai gap di fuga che avvengono con volumi elevati e ai gap di continuazione che si realizzano con volumi moderatamente alti.
Gli exhaustion gaps, di norma, vengono chiusi nel giro di pochi giorni, diversamente dai gap di fuga che non vengono quasi mai chiusi o parzialmente chiusi, e dai gap di continuazione che, invece, a volte vengono solo parzialmente chiusi.
In estrema sintesi non è difficile riconoscere come gap di esaurimento un gap che si è formato con volumi bassi dopo un gap di fuga e dopo un gap di continuazione.
Island reversal nel trading
Il gap Island reversal nel trading indica una formazione molto particolare di gap.
Si verifica molto raramente e così come è difficile trovarlo può essere difficile anche individuarlo perchè ha origine dalla presenza su un titolo di ben due gap.
Esso è dato quando i prezzi formano un gap up o down a seconda del trend e dopo pochi giorni o il giorno dopo stesso si verifica un gap contrario.
I due gap che dobbiamo saper individuare quando facciamo trading per trovare il caso del Island reversal sono:
- un gap di esaurimento
- il gap di fuga successivo
Il gap di fuga avviene, fugge, proprio all’inverso del gap di esaurimento.
I due gap devono verificarsi in prossimità di uno stesso livello, in questo modo si genera un’isola tra i prezzi isolata dagli altri livelli
Perchè sia l’island reversal i due gap devono avvenire nel giro di pochi giorni.
Questo pattern indica una forte inversione del trend quindi quando troviamo l’island reversal dobbiamo prepararci perchè il nostro trading potrebbe star per cambiare costrigendoci a cambiare strategia.
Come fare trading quando c’è un island reversal
Quando si presenta un island reversal la rottura è ormai segnata.
La sua rarità si unisce alla sua affidabilità e per questo operare su questo gap potrebbe essere più sicuro.
Nel caso analizzato finora la nostra trendline viene rotta e si può cominciare ad operare.
Si posiziona il nostro limite di protezione proprio in prossimità o al di sotto del nostro gap e poi target price per cui esistono una miriade di tecniche.
Come trovare l’island reversal nel trading
L’island reversal nel trading non si trova molto frequentemente.
Serve, come nel caso successivo un down trend, un movimento ribassista che porta ad una rottura di un supporto, con volumi in aumento in questo caso.
A questo trend segue il gap di esaurimento che possiamo vedere fa seguito un’ulteriore conferma con il successivo gap ribassista.
Nei giorni successivi come vediamo esso viene invertito dal gap di fuga che va, è veramente chiaro su questo titolo, in salita e quindi contro il nostro down trend.
Il gap di fuga indica così proprio l’esaurimento e l’inizio del nuovo trend.
Come fare trading con i gap di prezzo?
È consigliabile intraprendere un’operatività ribassista. Mai operare contro il gap!
Dove posizionare il limite di protezione? L’area vuota che si è creata, agisce da supporto e/o resistenza. In questo specifico esempio agisce da resistenza. Pertanto è possibile posizionare l’ordine di uscita, sopra la formazione del gap, cioè al minimo della candela prima all’area di vuoto.
Prestate sempre grande attenzione: non abbandonate i vostri titoli.
Perderete loro e anche voi.
Qui intanto trovate 5 strategie per posizionare gli stop loss
Alessandro Moretti
Stop loss trading? Domande frequenti
Che cos’è un ordine stop loss?
Un ordine stop loss è un tipo di ordine impartito a un broker per vendere un’azione quando il suo prezzo raggiunge un certo livello. Lo scopo principale è limitare la perdita su una posizione di investimento. Una volta che il prezzo dell’azione raggiunge o supera il livello di stop, l’ordine diventa un ordine di mercato e viene eseguito al miglior prezzo disponibile.
Come si fa lo stop loss?
Per impostare uno stop loss, segui questi passaggi:
- Determinazione del Livello di Stop: Decidi quanto sei disposto a perdere su una posizione e stabilisci un prezzo di stop loss corrispondente. Puoi usare uno dei 5 metodi descritti nell’articolo: percentuale fissa, supporto/resistenza, ATR, media mobile o position sizing.
- Immissione dell’Ordine: Inserisci un ordine stop loss tramite la piattaforma di trading del tuo broker, specificando il prezzo di stop.
- Monitoraggio: Controlla regolarmente le tue posizioni per assicurarti che gli stop loss siano impostati correttamente e aggiornali se necessario.
Qual è il motivo per piazzare uno stop loss?
Il motivo principale per piazzare uno stop loss è proteggere il tuo capitale limitando le perdite potenziali su una posizione di investimento. Gli stop loss aiutano a gestire il rischio e a evitare decisioni impulsive basate sulle emozioni durante le fluttuazioni di mercato. La ricerca in finanza comportamentale dimostra che senza un ordine automatico di uscita, i trader tendono a spostare il livello di uscita sempre più in basso — trasformando piccole perdite gestibili in perdite catastrofiche.
Cos’è stop loss e take profit?
Stop loss e take profit sono strumenti di gestione del rischio utilizzati nel trading:
- Stop Loss: Limita le perdite chiudendo automaticamente una posizione quando il prezzo raggiunge un livello prestabilito.
- Take Profit: Blocca i profitti chiudendo automaticamente una posizione quando il prezzo raggiunge un livello di guadagno desiderato.
Entrambi gli ordini aiutano i trader a gestire le loro posizioni senza dover monitorare costantemente il mercato.
Come fissare Stop Loss e take profit?
Per fissare stop loss e take profit, considera questi aspetti:
- Analisi Tecnica: Usa livelli di supporto e resistenza per determinare i punti di uscita.
- Percentuale di Rischio: Decidi quale percentuale del tuo capitale sei disposto a rischiare su una posizione.
- Rapporto Rischio/Rendimento: Assicurati che il rapporto tra potenziali guadagni e perdite sia favorevole (ad esempio, 2:1 o superiore).
Quanto deve essere il take profit?
La dimensione del take profit dipende dalla tua strategia di trading e dal rapporto rischio/rendimento desiderato. Un buon punto di partenza è impostare un take profit che sia almeno due volte la distanza del tuo stop loss, garantendo così un rapporto rischio/rendimento di 2:1. Tuttavia, questa misura può variare in base alle condizioni di mercato e alla tua tolleranza al rischio.
Qual è la differenza tra stop loss e stop limit?
Lo stop loss order si trasforma in un ordine a mercato quando viene raggiunto il prezzo trigger, garantendo sempre l’esecuzione ma con possibile slippage (cioè un’esecuzione a prezzo leggermente diverso da quello impostato). Lo stop limit order si trasforma invece in un ordine limite: viene eseguito solo al prezzo specificato o migliore, eliminando lo slippage ma con il rischio di non essere eseguito affatto in mercati veloci o in presenza di gap. Per la maggior parte dei trader retail, lo stop loss order standard è la scelta più sicura.
Come calcolare lo stop loss con l’ATR?
L’ATR (Average True Range) misura la volatilità media dello strumento negli ultimi N periodi (tipicamente 14). La formula è: Stop Loss (long) = Prezzo di ingresso − (ATR × Moltiplicatore), dove il moltiplicatore standard è tra 1,5x e 2x. Esempio: ingresso a 50€, ATR = 1,20€, moltiplicatore 1,5x → Stop Loss = 50 − 1,80 = 48,20€. Questo metodo adatta automaticamente il limite alla volatilità corrente, riducendo i falsi trigger nei mercati più mossi.
Quanto deve essere lo stop loss in percentuale?
Non esiste una risposta universale, ma come punto di partenza si usa tipicamente il 2%-5% per le azioni e l’1%-2% per il forex. Il valore corretto dipende dalla volatilità dello strumento (meglio calcolare con ATR), dal tuo stile di trading (uno scalper userà un limite più stretto di un trader multiday) e dal tuo money management complessivo. La regola d’oro è non rischiare mai più dell’1%-2% del capitale totale su un singolo trade, indipendentemente da dove si posiziona il limite di uscita.









