Che cos’è la Borsa Italiana e cosa sono le azioni italiane?
Sono sicuro che vi siete posti questa domanda tantissime volte e sono certo che non avete trovato la giusta risposta e avete ancora tanta confusione in testa per quanto riguarda il funzionamento della borsa italiana.
- Borsa Italiana (oggi parte di Euronext) vale oltre 1.200 miliardi di euro di capitalizzazione a metà 2026, più del doppio rispetto a 10 anni fa.
- Dal 1° gennaio 2026 la Tobin Tax sulle azioni nei mercati regolamentati è raddoppiata allo 0,2%; l’esenzione vale solo per società sotto i 500 milioni di capitalizzazione.
- Operare solo su azioni italiane significa limitarsi a meno di 400 società quotate: il mercato americano ne offre oltre 7.000.
In questo articolo vi spiegherò che cos’è la Borsa Italiana e le sue azioni.
Vi parlerò di come funziona, qualche cenno sulla sua storia, come si dividono i titoli di borsa italiana e com’è composto tutto il suo mercato azionario.
Affronteremo i rischi delle azioni italiane, i pericoli a cui andiamo incontro quando operiamo sul mercato italiano, le opportunità che si nascondono e infine un argomento molto delicato come la tassazione.
Che cos’è la Borsa Italiana?
Borsa Italiana è una società, un’azienda che si occupa di gestire gli scambi di strumenti finanziari e di controllare l’operato degli emittenti e degli operatori finanziari.
Quindi la Borsa Italiana è un’azienda che controlla e permette gli scambi degli strumenti finanziari come, ad esempio, le azioni, le obbligazioni, i derivati.
Ma non solo, controlla questi scambi, ma controlla anche tutto l’operato degli emittenti e degli operatori finanziari, trader, istituzionali, broker e quant’altro.
Svolge quindi un’attività di controllo e di vigilanza.
Prima questi scambi avvenivano dal vivo. Sicuramente avrete visto “Una poltrona per due” – film che trasmettono ogni Natale – e sicuramente avete visto tutte quelle persone che urlano. Ecco quello è un esempio di borsa valori in passato. Si andava lì, si urlava e si faceva un casino pazzesco.
Adesso, invece, avviene tutto in maniera elettronica. La Borsa è diventata una piattaforma elettronica che permette la compravendita di strumenti finanziari quotati all’interno della Borsa Italiana.
Avviene tutto elettronicamente: voglio comprare un’azione di borsa italiana, mando l’ordine e un software incrocia il mio ordine di acquisto con un altro ordine di vendita. Questa piattaforma non fa altro che far incontrare la domanda con l’offerta del livello su cui appunto avviene lo scambio.
Quindi la Borsa Italiana mette in comunicazione acquirenti con venditori per ogni prodotto e strumento finanziario: azioni, obbligazioni, eccetera.
Ma fa anche attività di vigilanza: si accerta, cioè, che tutto funzioni correttamente, che non ci siano abusi o truffe.
Chiaramente oggi avviene tutto online. Prima no, prima bisognava recarsi sul posto e chiaramente non poteva andarci chiunque.
Un dettaglio che molti non conoscono: Borsa Italiana S.p.A. non è più parte del London Stock Exchange Group dal 2021 — è stata ceduta al gruppo Euronext, la principale infrastruttura di mercato paneuropea che gestisce anche le borse di Amsterdam, Parigi, Bruxelles, Lisbona e Oslo. Questa è la struttura proprietaria attuale al 2026.

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Come funziona la Borsa Italiana?
Borsa Italiana decide l’ammissione, la sospensione e anche l’espulsione delle azioni italiane quotate nel loro circuito.
Quindi all’interno della piattaforma della Borsa la società che vuole quotarsi deve rispettare una serie di requisiti. Una volta accertato il rispetto di questi requisiti la Borsa Italiana ammette le azioni all’interno del circuito e permette agli operatori di scambiarsele.
Ma la borsa italiana, come tutte le altre borse, può anche decidere di sospendere momentaneamente la quotazione di alcuni titoli azionari — ad esempio se ci sono particolari situazioni di tensione finanziaria su un titolo che sta perdendo troppo in borsa. È successo ad esempio con Banca Carige: Borsa Italiana insieme a Consob, l’organismo di vigilanza, stabilirono che il titolo non poteva essere scambiato perché aveva violato una serie di requisiti.
Il matching elettronico degli ordini
Il meccanismo centrale della Borsa Italiana è il matching elettronico: quando un investitore inserisce un ordine di acquisto su un titolo, il sistema lo abbina automaticamente all’ordine di vendita compatibile presente nel book di negoziazione, garantendo trasparenza e parità di trattamento tra tutti i partecipanti.
Esistono diversi tipi di ordine:
- Ordine a mercato: viene eseguito immediatamente al miglior prezzo disponibile.
- Ordine limite: viene eseguito solo se il prezzo raggiunge la soglia indicata dall’investitore.
- Ordine stop: si attiva automaticamente quando il prezzo tocca un determinato livello — utile per la gestione del rischio.
La vigilanza sul corretto funzionamento del mercato è esercitata congiuntamente da Borsa Italiana e dalla CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), l’autorità indipendente italiana che tutela gli investitori e garantisce la trasparenza dei mercati. Sul sito CONSOB è disponibile una sezione dedicata all’educazione degli investitori retail.
Orari di contrattazione della Borsa Italiana 2026
Un aspetto pratico per chi vuole operare sulle azioni italiane è conoscere gli orari ufficiali di negoziazione.
Nel 2026, la sessione di negoziazione continua sul mercato principale è strutturata come segue:
- Pre-apertura: 8:00 – 9:00 (raccolta ordini, nessuna esecuzione)
- Negoziazione continua: 9:00 – 17:30 (lunedì–venerdì, esclusi i giorni festivi)
- Asta di chiusura: 17:30 – 17:35
- After Hours (TAH): 18:00 – 22:30 per i titoli ammessi a questa sessione
La Borsa è chiusa nei giorni festivi nazionali e in alcune giornate specifiche (es. Venerdì Santo, 26 dicembre). Per il calendario completo delle chiusure 2026, consulta il sito ufficiale di Borsa Italiana.
Nota per i trader: i mercati esteri (es. NYSE, NASDAQ) hanno orari diversi. Il mercato americano apre alle 15:30 ora italiana e chiude alle 22:00 — un aspetto rilevante per chi segue azioni o ETF con sottostante internazionale.
Storia della Borsa Italiana
La prima borsa valori italiana nasce nei primi anni del 1600 a Venezia. A quella di Venezia ha fatto seguito quella di Trieste nel 1775 e poi quella di Roma nel 1802. La borsa di Milano è quindi la quarta borsa valori italiana.
La Borsa italiana che conosciamo oggi, quella con sede a Palazzo Mezzanotte a Piazza Affari, nasce nel 1808.
Nel 1996 la Borsa inizia a privatizzarsi diventando Borsa Italiana Spa. Il 1997 è l’anno storico in cui la Borsa di Milano accorpa tutte le altre Borse Valori regionali (Roma, Torino, Firenze, Napoli, Venezia, etc.).
Nel 2007 Borsa Italiana Spa viene acquisita al 100% dalla London Stock Exchange Group — da quel momento il centro operativo si sposta a Londra. Molti non lo sapevano e credevano che la Borsa Italiana fosse una società puramente italiana.
Nel 2021 avviene il passaggio più recente: il London Stock Exchange Group cede Borsa Italiana al gruppo Euronext per circa 4,4 miliardi di euro. Da allora Borsa Italiana è integrata nella più grande infrastruttura di mercato europeo, che gestisce sette borse del continente. Questo passaggio ha avvicinato il mercato italiano al contesto paneuropeo e ha rafforzato l’integrazione con i mercati di Amsterdam, Parigi e Bruxelles.
Azioni Borsa Italiana: quali e come vengono scambiate?
Possono essere scambiate azioni, obbligazioni e titoli di stato, i derivati (opzioni, futures, certificates…), tutte le valute, i fondi e gli ETP (Exchange Traded Product — ETF, ETC o ETN).
Come si divide la Borsa Italiana? Immaginatela come una grande scatola suddivisa in tanti scompartimenti:
MTA (Mercato Telematico Azionario): dove vengono scambiate le azioni delle società quotate in Italia.
Sedex: dove vengono scambiati i certificates e i covered warrant.
ETF Plus: ETF, ETC ed ETN.
MOT (Mercato Obbligazionario Telematico): titoli di stato e obbligazioni.
IDEM (Italian Derivatives Market): il mercato dei derivati.
MIV: Mercato per i fondi d’investimento alternativi.
Azioni Borsa Italiana: MTA e i suoi segmenti
Concentriamoci su questo segmento perché è quello di maggiore interesse per il trader retail. Il mercato telematico azionario si divide in quattro segmenti diversi.
Il segmento delle Blue Chips comprende le società a larga capitalizzazione il cui valore in borsa supera il miliardo di euro. Il valore in borsa è dato dal numero delle azioni moltiplicato per il prezzo di ogni azione. Esempi: Stellantis, Enel, ENI, Intesa Sanpaolo.
Il segmento STAR comprende le azioni a media capitalizzazione (tra i 40 milioni e il miliardo di euro) con elevati requisiti di eccellenza — trasparenza, liquidità e governance — che ne distinguono l’operato attraverso obblighi e vincoli maggiori. Un esempio storico è Amplifon.
Il segmento Standard riguarda le società a media capitalizzazione (sempre tra i 40 milioni e il miliardo) che non rientrano nel segmento STAR perché sprovviste di questi requisiti di eccellenza aggiuntivi.
Infine il segmento AIM (ora rinominato Euronext Growth Milan dopo l’integrazione in Euronext), che comprende le società a piccola capitalizzazione.

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I pericoli dell’AIM (Euronext Growth Milan)
Questo segmento delle azioni di borsa italiana è regolamentato dalla Borsa Italiana, ma non dalla legge. Queste società molto piccole sono sottoposte a requisiti meno stringenti.
Per quotarsi su questo segmento non c’è bisogno di presentare tre bilanci certificati (come invece accade per le società che si quotano sugli altri mercati), ma ne basta uno. Il processo è più veloce: bastano sei mesi e circa un milione di euro tra tutte le spese.
Questo dà la possibilità alle piccole società di arrivare alla quotazione in borsa e aumentare la visibilità per attirare nuovi capitali ed emergere più facilmente. Bisogna però prestare particolare attenzione poiché questo segmento non è regolamentato dalla legge italiana e le società che ne fanno parte hanno meno vincoli.
Ad esempio, mentre negli altri segmenti le società sono costrette a pubblicare dati di bilancio ogni tre mesi (le cosiddette trimestrali), in questo segmento il vincolo è di sei mesi. I mercati meno regolamentati normalmente sono meno trasparenti e più complessi, e sono talvolta definiti illiquidi: c’è poca liquidità e si fa fatica a comprare e vendere grandi quantità di azioni.
Alcune società si quotano su questi segmenti solo per fare “l’exit“, ovvero per monetizzare l’investimento degli imprenditori senza avere grandi prospettive di business. Le fregature sono dietro l’angolo poiché, essendo un mercato molto piccolo, è facilmente manipolabile.
L’indice FTSE MIB
Molti credono che il FTSE MIB sia la Borsa Italiana, ma non è assolutamente così.
FTSE sta per Financial Times Stock Exchange, mentre MIB sta per Milano Indice di Borsa. È un indice che riassume l’andamento delle 40 società italiane a più larga capitalizzazione (le cosiddette blue chips). Tra queste troviamo Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM, ENI, Enel e tante altre.
Molti lo consultano per capire l’andamento finanziario italiano nel suo complesso. Tutto sommato però non è propriamente lo specchio dell’economia italiana: se il settore finanziario e bancario (che pesa molto sull’indice) fosse in difficoltà ma gli altri settori fossero stabili, il FTSE MIB tenderebbe a restituire uno scenario parziale e distorto.
Per le società a media capitalizzazione si usa invece l’indice FTSE Italia Mid Cap, mentre l’indice FTSE Italia All-Share raccoglie tutte le società quotate sui mercati principali. Per approfondire come funzionano gli indici di borsa e a cosa servono concretamente, l’articolo dedicato di Metaskill copre i principali benchmark italiani e internazionali con esempi pratici.
Borsa italiana: ma quanto è grande?
Tutti gli investitori italiani tradizionalmente vogliono investire in Italia perché hanno maggiore familiarità: comprano azioni della banca dove hanno il conto, o di Telecom Italia perché ne usufruiscono i servizi. Ma non conviene ragionare in questo modo, perché potrebbe comportare la perdita di molte opportunità.
A metà 2026 la Borsa Italiana capitalizza circa 1.200 miliardi di euro — un record storico raggiunto a giugno 2026, quando la capitalizzazione complessiva ha toccato i 1.209 miliardi (Fonte: Consob, Rapporto 2026). Un risultato notevole, ma che rimane sproporzionato rispetto ai mercati globali: aziende come Apple, Microsoft o Alphabet hanno individualmente una capitalizzazione superiore a tutta la borsa italiana. In America sono quotate più di 7.000 società, contro le circa 400 della Borsa Italiana (mercato principale + Euronext Growth Milan).
Questa sproporzione non significa che le azioni italiane non abbiano valore — significa che chi si limita al mercato italiano rinuncia volontariamente alla maggior parte delle opportunità disponibili a livello globale.
Quali sono i rischi associati alle azioni italiane?
Un rischio su tutti sono i volumi bassi per le azioni a piccola e media capitalizzazione. Volumi bassi stanno a significare che vengono scambiate poche azioni per ogni società: ci sono pochi venditori, pochi compratori, poca domanda e poca offerta. Questo crea difficoltà nell’eseguire ordini a prezzi equi e può favorire manipolazioni di mercato.
Un altro problema è la Tobin Tax (introdotta dalla legge di stabilità del 2012), che dal 1° gennaio 2026 ha raddoppiato le proprie aliquote per effetto della Legge di Bilancio 2026. Sul mercato regolamentato l’aliquota è passata dallo 0,10% allo 0,20% sul valore delle transazioni; sui mercati OTC è salita dallo 0,20% allo 0,40%. L’esenzione si applica alle azioni emesse da società con capitalizzazione media inferiore a 500 milioni di euro. Questa tassa ha contribuito a ridurre notevolmente i volumi e gli scambi, soprattutto per gli investitori istituzionali di grandi dimensioni che preferiscono evitarla operando su mercati esteri.
Punti deboli delle azioni di borsa italiana
Il mercato italiano è un mercato con una bassa crescita strutturale, con un PIL che oscilla spesso tra il negativo e il leggermente positivo. Ci sono molte aziende in difficoltà ed è un mercato meno efficiente per via della scarsità di informazioni disponibili pubblicamente: pochi siti di qualità sugli indici di bilancio, sul management e sugli investitori istituzionali presenti nel capitale delle varie società.
Ci sono inoltre poche società quotate in Italia. Talvolta però l’inefficienza e i bassi volumi tengono lontani molti grandi investitori — e questo crea la possibilità di trovare perle di rara bellezza nascoste tra le società a piccola e media capitalizzazione.
Un esempio di società italiana interessante è Amplifon, che riesce a fare utili da molti anni e che risulta essere in costante crescita. Amplifon in 9 anni (dai minimi del 2009 ai massimi del 2018) ha guadagnato il 3.000%. È una delle perle dell’economia italiana.
Come investire in azioni italiane: guida pratica passo-passo
Se dopo aver letto questa guida vuoi iniziare a investire in azioni italiane, ecco i passi operativi fondamentali.
1. Scegli e apri un conto presso un broker autorizzato CONSOB — puoi operare su Borsa Italiana attraverso broker italiani come Fineco o Directa (entrambi in regime fiscale amministrato, dove le tasse vengono gestite automaticamente) o broker internazionali autorizzati come Interactive Brokers. Verifica sempre che il broker sia presente nel registro ufficiale CONSOB degli intermediari autorizzati prima di depositare denaro.
2. Completa la verifica KYC e deposita i fondi — tutti i broker regolamentati richiedono la verifica dell’identità (documento + prova di residenza) prima di operare. Dopo la verifica puoi depositare tramite bonifico bancario o carta.
3. Cerca i titoli che ti interessano — usa il motore di ricerca della piattaforma per trovare le azioni per nome o ticker (es. “ENI” o “ENEL”). Per consultare quotazioni, bilanci e informazioni ufficiali sulle società quotate, Borsa Italiana offre schede complete su ogni titolo quotato.
4. Analizza prima di comprare — non acquistare mai un’azione senza averla studiata. Guarda almeno: andamento storico del prezzo, bilanci degli ultimi anni, settore di appartenenza, livelli di supporto e resistenza sul grafico. Per chi non ha esperienza di analisi, partire con un conto demo è fortemente consigliato.
5. Inserisci l’ordine — scegli tra ordine a mercato (eseguito subito al prezzo corrente) o ordine limite (eseguito solo se il prezzo raggiunge la soglia da te indicata). Imposta sempre uno stop loss per proteggere il capitale.
6. Monitora il portafoglio con disciplina — tieni traccia delle tue posizioni, imposta alert di prezzo e rivedi periodicamente la tua strategia. Evita di controllare ossessivamente ogni minuto: il monitoraggio eccessivo porta spesso a decisioni emotive dannose.
Se vuoi approfondire come investire in azioni con una strategia strutturata, Metaskill ha pubblicato una guida completa su come investire in azioni minimizzando il rischio che copre analisi tecnica, gestione delle posizioni e criteri di selezione dei titoli.
Avvertenza: investire in azioni comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale investito. Prima di operare, valuta attentamente il tuo profilo di rischio e considera di consultare un consulente finanziario indipendente. La CONSOB mette a disposizione materiali educativi gratuiti per gli investitori retail italiani.
Tassazione sulle azioni italiane
In Italia sulle plusvalenze dovute a una variazione di prezzo abbiamo una tassazione del 26%.
Esiste anche una tassazione sui dividendi, tassati anch’essi al 26%.
Le minusvalenze e le plusvalenze sono compensabili. Ad esempio, nella compravendita di titoli azionari: se perdo 1.000€ accumulo una minusvalenza di 1.000€, ma se con una nuova operazione guadagno una plusvalenza dello stesso valore non dovrò pagare le tasse, perché si annulleranno a vicenda.
Al contrario, minusvalenze e dividendi non sono compensabili: se ho una minusvalenza in portafoglio e ricevo un dividendo, dovrò comunque pagare le tasse sul dividendo — non è possibile usare la minusvalenza per compensare l’imposta sul dividendo.
Se operi tramite un broker italiano come Fineco o Directa in regime amministrato, queste tasse vengono calcolate e versate automaticamente dal broker senza che tu debba fare nulla in dichiarazione dei redditi. Se usi broker esteri in regime dichiarativo, dovrai gestire autonomamente la parte fiscale.
Ora che avete capito cosa sono le azioni italiane e come funziona la borsa italiana, preferireste investire nel mercato italiano oppure in azioni estere?
Alessandro Moretti
Domande frequenti sulla Borsa Italiana
Quante società sono quotate in Borsa Italiana nel 2026?
A metà 2026 la Borsa Italiana conta circa 375 società sul mercato principale (Euronext Milan) e oltre 200 sul segmento Euronext Growth Milan (ex AIM), per un totale di circa 580 società quotate. Negli ultimi anni il numero di quotate è in calo strutturale — nel solo 2025 si sono registrati 30 delisting — anche se la capitalizzazione complessiva ha raggiunto il record storico di 1.209 miliardi di euro a giugno 2026 (Fonte: Consob, Rapporto 2026).
La Tobin Tax si applica a tutte le azioni italiane?
No. Dal 1° gennaio 2026 la Tobin Tax si applica alle transazioni su azioni di società con capitalizzazione media superiore a 500 milioni di euro, con un’aliquota dello 0,20% sui mercati regolamentati (raddoppiata rispetto allo 0,10% precedente). Le società sotto questa soglia sono esenti. Il trading intraday — posizioni aperte e chiuse nella stessa giornata — è anch’esso esente dalla Tobin Tax (Fonte: Legge di Bilancio 2026).
Conviene investire solo in azioni italiane?
Nella maggior parte dei casi no. Il mercato italiano conta circa 580 società quotate contro oltre 7.000 negli USA. Limitarsi alle azioni italiane significa rinunciare a settori interi quasi assenti in Italia — come il tech a grande capitalizzazione — e accettare una concentrazione elevata su finanza, energia e industria. Una strategia diversificata a livello globale, anche tramite ETF su indici internazionali, riduce il rischio complessivo senza rinunciare all’esposizione al mercato italiano.




