Su 53.000 professionisti iscritti all’albo OCF, solo il 31,1% ha un mandato attivo. Il mercato della consulenza finanziaria in Italia vale oltre 1.000 miliardi di euro in patrimonio gestito, ha chiuso il 2025 con 60,8 miliardi di raccolta netta — il miglior anno di sempre — eppure meno di uno su tre degli iscritti lavora davvero. Questo articolo analizza i dati ufficiali del settore per capire dove si trova oggi, dove va, e cosa significano quei numeri per chi valuta di entrarci.
In sintesi
- Il patrimonio gestito dalle reti di consulenza ha superato 1.000 miliardi nel 2026, partendo da circa 400 miliardi dieci anni fa.
- La raccolta netta 2025 ha raggiunto 60,8 miliardi — record storico, +17,8% rispetto ai 51,6 miliardi del 2024 (fonte: Assoreti).
- L’albo OCF conta oltre 53.000 iscritti nel primo trimestre 2025, ma solo il 31,1% ha un mandato attivo: circa 16.500 professionisti operativi su 53.000 totali.
- La consulenza indipendente (fee-only) vale ancora poco — fatturato 2024 a 65,7 milioni, +37% annuo — ma è il segmento che cresce più in fretta.
- La maggioranza dei nuovi iscritti all’albo è under 35: il settore si sta rinnovando.
Un settore che vale mille miliardi — letteralmente
Il mercato della consulenza finanziaria in Italia non è una nicchia. È uno dei comparti dell’industria finanziaria con la crescita più rapida in termini assoluti.
Le dimensioni: il totale del patrimonio gestito dalle reti di consulenti finanziari ha superato i 1.000 miliardi di euro — alla pari con il PIL italiano annuale. Quella cifra non è arrivata tutta insieme: è il risultato di una crescita decennale continua che vale la pena guardare nel dettaglio.
💡 Nota: Le informazioni presenti in questo articolo sono a scopo educativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Ogni investimento comporta rischi, inclusa la perdita del capitale.
Il patrimonio gestito dalle reti: da 400 a 1.000 miliardi in dieci anni
Dieci anni fa il patrimonio complessivo in gestione alle reti di consulenza era intorno ai 400 miliardi di euro. Nel 2026 ha superato la soglia dei 1.000 miliardi, secondo le elaborazioni su dati Assoreti. Il settore ha più che raddoppiato le masse in un decennio.
La crescita non è stata lineare. Ha subito rallentamenti nei periodi di volatilità, ma ogni volta è ripartita più forte. Il motivo strutturale è semplice: gli italiani detengono ancora una quota enorme di risparmio in liquidità — conti correnti e depositi — e il passaggio verso forme di investimento gestite professionalmente continua anno dopo anno.
| Anno (stima) | Patrimonio gestito reti | Variazione decennale |
|---|---|---|
| ~2015 | ~400 miliardi € | — |
| 2024 | ~900 miliardi € | +125% |
| 2025-2026 | Oltre 1.000 miliardi € | +150% |
Elaborazione Metaskill su dati Assoreti e stime di settore.
Per capire come è organizzata la rete di consulenza finanziaria in Italia, vale la pena leggere anche come funziona il lavoro dall’interno.
5,4 milioni di clienti: chi c’è dietro quei numeri
Quei mille miliardi appartengono a circa 5,4 milioni di clienti serviti dalle reti di consulenza finanziaria, secondo le elaborazioni su dati Assoreti. Non si tratta solo di grandi patrimoni: la consulenza tramite rete ha raggiunto famiglie della classe media, imprenditori, lavoratori autonomi.
Il profilo medio è cambiato nell’ultimo decennio. Sempre più clienti sono digitalmente alfabetizzati, confrontano i prodotti, e chiedono trasparenza sui costi. Questo ha spinto l’industria verso modelli di servizio più articolati — e ha aumentato il valore dei consulenti capaci di spiegare le scelte, non solo di eseguirle.
Il dato dei 5,4 milioni di clienti, messo a confronto con una popolazione adulta italiana di circa 50 milioni, suggerisce che il mercato è ancora in larga parte non servito. La penetrazione della consulenza professionale rimane bassa rispetto ai principali paesi europei.
La raccolta netta: il termometro della salute del settore
La raccolta netta — la differenza tra nuovi capitali entrati e uscite — è l’indicatore che i professionisti del settore guardano con più attenzione. Misura non solo la fiducia dei clienti, ma anche la capacità delle reti di acquisire patrimonio nuovo e di trattenere quello esistente.
Il 2025 ha battuto ogni record: 60,8 miliardi raccolti
Il 2025 è stato, per le reti di consulenza finanziaria, un anno senza precedenti. La raccolta netta ha raggiunto 60,8 miliardi di euro, secondo i dati Assoreti comunicati via ANSA — un risultato che supera del 17,8% il precedente record del 2024, che si era fermato a 51,6 miliardi.
Marco Tofanelli, segretario generale di Assoreti, ha commentato così il risultato: “Il 2025 rappresenta un anno storico per le nostre associate, con la migliore raccolta netta mai registrata.”
Un incremento del 17,8% in un anno non è la norma in settori maturi. Segnala che il mercato è ancora in una fase espansiva, non di consolidamento. Per chi valuta di entrarci come professionista, questo è il dato di contesto più rilevante.
Cosa spinge la crescita: gestito, amministrato e fee
La raccolta 2025 non è monolitica. Si divide in tre componenti che raccontano storie diverse sul comportamento dei clienti e sulle dinamiche del settore.
Il risparmio gestito — fondi, polizze vita, gestioni patrimoniali — ha registrato 37,6 miliardi nel 2025, con una crescita del 48,2% rispetto all’anno precedente (fonte: Assoreti). È la componente che cresce di più in percentuale. Significa che i clienti non si accontentano più di tenere i soldi “parcheggiati”: vogliono portafogli costruiti e gestiti.
La consulenza su base fee — il modello in cui il consulente viene pagato direttamente dal cliente per il servizio, senza retrocessioni sui prodotti — ha generato 15,4 miliardi nel 2025, in crescita del 10,4% (fonte: Assoreti). Una crescita più moderata in percentuale, ma significativa: dieci anni fa questo modello era quasi assente in Italia.

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Chi sono i consulenti finanziari oggi: i numeri dell’albo
Il registro ufficiale dei consulenti finanziari OCF è la fonte per capire chi esercita questa professione in Italia. L’OCF — Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei Consulenti Finanziari — pubblica dati aggiornati in modo periodico.
Oltre 53.000 iscritti — e continuano a crescere
Al primo trimestre 2025, gli iscritti all’albo OCF sono oltre 53.000, con una crescita annua dell’1,7% (fonte: OCF). Non è una crescita esplosiva, ma è costante: il settore attrae nuovi professionisti ogni anno, senza registrare deflussi netti.
Il numero grezzo degli iscritti va però contestualizzato. Non tutti i 53.000 esercitano attivamente la professione. La distinzione che conta è quella tra iscritti con mandato attivo e iscritti senza: solo il 31,1% degli iscritti totali — circa 16.500 professionisti — ha un mandato in essere con una rete o una società di gestione (fonte: OCF).
Tradotto: su 53.000 nominativi nell’albo, poco più di 16.000 lavorano effettivamente come consulenti finanziari attivi in questo momento.
Questo dato apre una domanda: dove sono gli altri 36.500 iscritti? Alcuni sono in pausa professionale, altri hanno la qualifica ma lavorano in ruoli diversi (analisti, gestori, compliance), altri ancora hanno sostenuto l’esame senza poi avviare l’attività. In ogni caso, il numero degli operativi è molto più piccolo di quello degli iscritti.
Il dato che sorprende: più della metà dei nuovi è under 35
Il rinnovamento demografico del settore è in corso. La maggioranza dei nuovi iscritti all’albo OCF è under 35. Questo sposta l’età media della categoria verso il basso e cambia il profilo del consulente tipo.
Fino a pochi anni fa, la consulenza finanziaria era percepita come una professione di seconda carriera — qualcosa che si faceva dopo aver lavorato in banca o in assicurazione per vent’anni. I dati del 2025 raccontano una storia diversa: giovani che entrano direttamente nel settore, spesso con formazione economica universitaria e competenze digitali.
La consulenza indipendente: piccola, ma in accelerazione
La consulenza indipendente — il modello in cui il professionista non lavora per una rete bancaria ma opera in autonomia o tramite una Società di Consulenza Finanziaria (SCF), senza percepire retrocessioni dai prodotti che consiglia — è ancora una nicchia in Italia. Ma è quella che cresce più rapidamente.
103 SCF, 849 consulenti autonomi, fatturato +37%
Secondo i dati Ascofind 2025 elaborati da JustETF, in Italia operano 103 Società di Consulenza Finanziaria attive. Al loro interno lavorano 490 consulenti fee-only. A questi si aggiungono consulenti autonomi che operano come persone fisiche senza struttura societaria, per un totale stimato intorno agli 849 professionisti nel segmento indipendente — dato da trattare con cautela perché le modalità di censimento variano tra le fonti.
Il fatturato aggregato della consulenza indipendente nel 2024 ha raggiunto 65,7 milioni di euro, con una crescita del 37% rispetto all’anno precedente (fonte: Ascofind/JustETF). Una crescita notevole, che però va rapportata alle dimensioni del mercato totale: 65,7 milioni su un settore che gestisce oltre 1.000 miliardi di patrimonio è ancora una quota minuscola.
La distribuzione geografica è concentrata: il 76% delle SCF ha sede al Nord Italia, e quelle sedi generano il 91% del fatturato complessivo del segmento (fonte: Ascofind/JustETF).
Perché il modello fee-only è ancora una nicchia (e cosa significa)
Il fatto che il segmento fee-only sia ancora marginale in Italia dipende da fattori strutturali precisi. Il primo è culturale: molti risparmiatori italiani non sono abituati a pagare esplicitamente per un servizio di consulenza finanziaria, anche se in realtà pagano — spesso di più — attraverso le commissioni incorporate nei prodotti che acquistano.
Il secondo è normativo: la regolamentazione europea MiFID II (Markets in Financial Instruments Directive, la direttiva europea che impone trasparenza sui costi e conflitti di interesse nella distribuzione di prodotti finanziari) spinge verso maggiore trasparenza, e questo sta lentamente cambiando le abitudini. La crescita del 37% del fatturato indipendente in un anno è il segnale che qualcosa si sta muovendo.
Il terzo è che il modello fee-only richiede al professionista di costruire da zero una clientela disposta a pagare per il servizio. È un percorso più lungo rispetto all’ingresso in una rete, ma offre una maggiore autonomia e, nel lungo periodo, margini più alti.
Per capire le differenze operative tra consulente abilitato all’offerta fuori sede e consulente autonomo, vale la pena leggere il dettaglio dei compiti e delle responsabilità di ciascun profilo.

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Cosa dicono i dati per chi valuta di entrare nel settore
I numeri di questo articolo descrivono un settore in espansione, con domanda crescente di professionisti qualificati. Ma i dati senza contesto non bastano: serve capire cosa implicano per chi sta valutando di costruire una carriera nella consulenza finanziaria in Italia nel 2026.
Il punto di partenza è il gap tra iscritti e operativi. Su 53.000 iscritti OCF, solo circa 16.500 hanno un mandato attivo. Questo non significa che il settore è saturo — significa il contrario. Buona parte degli iscritti senza mandato sono professionisti che non hanno trovato il modo di avviare l’attività, o che si sono fermati prima di farlo. Il mercato, invece, continua a crescere: 60,8 miliardi di raccolta netta nel 2025 richiedono consulenti che gestiscano quei flussi.
Il secondo dato è la quota degli under 35 tra i nuovi iscritti. La professione non è più una seconda carriera riservata a chi ha già fatto vent’anni in banca. L’ingresso diretto — con formazione adeguata e l’esame OCF superato — è diventato il percorso standard per una generazione di professionisti finanziari.
Il terzo elemento è la geografia del segmento indipendente. Il 91% del fatturato delle SCF si concentra al Nord Italia. Per chi opera o vuole operare nel Centro-Sud, il mercato fee-only è quasi inesistente — che può essere letto come un limite, ma anche come un’opportunità in un segmento ancora da sviluppare.
Il settore cresce, la domanda di servizi personalizzati aumenta, la categoria professionale si rinnova. Quello che rimane fisso è la qualificazione: l’iscrizione all’albo OCF, che si ottiene superando l’esame abilitante, è il punto di accesso obbligatorio alla professione in qualsiasi sua forma.
| Indicatore | Dato 2025 | Variazione |
|---|---|---|
| Raccolta netta reti | 60,8 miliardi € | +17,8% vs 2024 |
| Raccolta 2024 (confronto) | 51,6 miliardi € | — |
| Risparmio gestito (componente) | 37,6 miliardi € | +48,2% |
| Consulenza fee-based (componente) | 15,4 miliardi € | +10,4% |
| Iscritti albo OCF (Q1 2025) | 53.000+ | +1,7% annuo |
| Iscritti con mandato attivo | ~16.500 (31,1%) | — |
| SCF attive | 103 | — |
| Consulenti fee-only in SCF | 490 | — |
| Fatturato consulenza indipendente 2024 | 65,7 milioni € | +37% annuo |
Fonte: Assoreti (dati raccolta), OCF (albo), Ascofind/JustETF (consulenza indipendente). Dati relativi a 2024-2025.
Domande frequenti
Quanto vale il mercato della consulenza finanziaria in Italia nel 2026?
Il patrimonio gestito complessivamente dalle reti di consulenza finanziaria ha superato i 1.000 miliardi di euro nel 2026, secondo le elaborazioni su dati Assoreti. La raccolta netta del 2025 ha raggiunto il record storico di 60,8 miliardi. Si tratta di uno dei settori finanziari italiani con la crescita più sostenuta nell’ultimo decennio.
Quanti consulenti finanziari ci sono in Italia?
Al primo trimestre 2025, l’albo OCF conta oltre 53.000 iscritti, in crescita dell’1,7% annuo. Di questi, solo il 31,1% — circa 16.500 professionisti — ha un mandato attivo con una rete o società di gestione. Gli altri sono iscritti senza attività corrente.
Qual è stato l’anno migliore per la raccolta delle reti di consulenza?
Il 2025 è stato l’anno record: 60,8 miliardi di raccolta netta, superando del 17,8% il precedente massimo del 2024 (51,6 miliardi), secondo Assoreti. Il segretario generale Marco Tofanelli ha definito il 2025 “un anno storico per le associate”.
Cosa sono le SCF e quante ce ne sono in Italia?
Le SCF — Società di Consulenza Finanziaria — sono le strutture attraverso cui operano i consulenti fee-only, cioè indipendenti che si fanno pagare direttamente dal cliente senza retrocessioni sui prodotti. In Italia, nel 2025, le SCF attive sono 103, con 490 consulenti al loro interno, secondo Ascofind. Il 76% ha sede al Nord Italia.
La consulenza finanziaria indipendente sta crescendo?
Sì, è il segmento che cresce più rapidamente. Il fatturato aggregato della consulenza indipendente nel 2024 è stato di 65,7 milioni di euro, con una crescita del 37% rispetto all’anno precedente, secondo i dati Ascofind elaborati da JustETF. In termini assoluti rimane una nicchia, ma la traiettoria è in forte accelerazione.
Come si entra nel settore della consulenza finanziaria?
L’iscrizione all’albo OCF è il requisito obbligatorio per esercitare la professione in qualsiasi forma — come dipendente di una rete, agente, o consulente autonomo. L’iscrizione richiede il superamento di un esame abilitante. L’accesso alla sezione “consulenti abilitati all’offerta fuori sede” è il percorso più comune per chi entra in una rete bancaria o finanziaria.
I giovani possono entrare nella consulenza finanziaria senza esperienza bancaria?
Sì. La maggioranza dei nuovi iscritti all’albo OCF nel 2025 è under 35 — il settore non è più riservato a chi proviene da decenni in banca. Il percorso standard prevede formazione specifica, superamento dell’esame OCF, e ingresso in una rete o avvio di un’attività autonoma. La qualifica si acquisisce attraverso percorsi di studio dedicati, non necessariamente dall’interno del sistema bancario tradizionale.
Quanto guadagna un consulente finanziario in Italia?
Il compenso dipende dal modello di lavoro. I consulenti che lavorano per reti percepiscono prevalentemente commissioni sulle masse gestite e, in alcuni casi, retrocessioni sui prodotti collocati. I consulenti fee-only fatturano direttamente al cliente. Le variabili sono molte — patrimoni gestiti, struttura del contratto, anzianità — e rendono difficile indicare una cifra rappresentativa unica.


