Gli italiani tra i più impreparati in finanza: cosa dice l’indagine di Banca d’Italia

Dove manca educazione finanziaria, la domanda è enorme.

Il Master Consulente Indipendente ti insegna a intercettarla.

  • Domanda inespressa
  • Clienti nuovi
  • Opportunità concreta

L’indagine IACOFI 2023 di Banca d’Italia fotografa la situazione con numeri precisi: gli adulti italiani ottengono un punteggio medio di 10,7 punti su 20 nel test standardizzato sull’alfabetizzazione finanziaria. In termini pratici, significa che l’italiano medio risponde correttamente a poco più della metà delle domande di base su interessi, inflazione e gestione del rischio. Nella rilevazione internazionale OCSE del 2020 — l’ultima disponibile con confronto ordinale tra paesi — l’Italia si posizionava 25° su 26 paesi analizzati. Nel 2026, i dati mostrano un miglioramento contenuto ma non un cambio di rotta. Questo articolo spiega cosa dicono esattamente i dati, perché il problema è strutturale, e perché la lacuna italiana è anche un’opportunità concreta per chi decide di colmarla.

 Scopri il Master Consulente Finanziario Indipendente di Metaskill e trasforma le tue competenze finanziarie in una professione.

In sintesi

  • Gli italiani ottengono 10,7/20 nel test IACOFI 2023 di Banca d’Italia — meno della metà delle risposte corrette su argomenti finanziari di base.
  • Nella rilevazione OCSE 2020 (ultima con classifica ordinale), l’Italia era 25° su 26 paesi — solo un gradino sopra l’ultimo posto.
  • Solo il 23,1% degli italiani sa calcolare correttamente l’interesse composto su 5 anni (dato OCSE 2020, riportato da LaVoce.info).
  • I comportamenti finanziari sono migliorati dal 2020 al 2023 (da 4,2/9 a 4,7/9), ma le conoscenze teoriche sono in lieve calo (da 3,9/7 a 3,7/7).
  • La Legge Capitali del 5 marzo 2024 ha introdotto l’educazione finanziaria nei curricula scolastici, ma i programmi attuativi non sono ancora pienamente definiti.

Cosa misura davvero l’indagine di Banca d’Italia sull’alfabetizzazione finanziaria

L’indagine IACOFI — acronimo di Indagine sull’Alfabetizzazione e le Competenze Finanziarie degli Italiani — non è un quiz di cultura generale. Usa la metodologia standardizzata OCSE/INFE (International Network on Financial Education), la stessa applicata in circa 30 paesi simultaneamente. Questo permette confronti internazionali diretti. La rilevazione viene condotta ogni tre anni: dopo il 2017 e il 2020, il terzo ciclo si è concluso nel 2023 con un campione di circa 4.900 adulti tra i 18 e i 79 anni.

Le tre dimensioni: conoscenze, comportamenti e atteggiamenti

Il punteggio finale è la somma di tre componenti distinte, ciascuna con un peso diverso. Le conoscenze finanziarie valgono fino a 7 punti: misurano quante risposte corrette dà il rispondente su concetti come interesse semplice, interesse composto, inflazione e diversificazione. I comportamenti finanziari valgono fino a 9 punti: fotografano le scelte concrete — se si ha un budget, se si risparmia con regolarità, se si confrontano le offerte prima di acquistare prodotti finanziari. Gli atteggiamenti finanziari valgono fino a 4 punti: catturano l’orientamento al futuro, la propensione a pianificare invece di vivere solo nel presente.

L’indagine misura non solo cosa sai, ma come ti comporti. È possibile avere conoscenze teoriche sufficienti ma comportamenti finanziari disorganizzati — e viceversa. Questa distinzione è centrale per capire i dati del 2023.

Dal 2023 l’indagine include una quarta scala, separata: le competenze di finanza digitale, misurate su base 0-10. La prima rilevazione ha dato un punteggio di 4,6/10, con divari significativi per genere, livello di istruzione e fascia d’età.

Investimenti

Dove manca educazione finanziaria serve un consulente: scopri il Master.

Come funziona la scala da 0 a 20 e cosa significa il punteggio italiano

Il punteggio massimo teorico è 20 — somma di 7 + 9 + 4. Nel 2023, gli adulti italiani hanno ottenuto in media 10,7/20, con un miglioramento di 0,5 punti rispetto al 10,2/20 del 2020, secondo i dati di Banca d’Italia. In percentuale: il 53,5% delle risposte è corretto. Una promozione risicata in qualsiasi scala scolastica.

Come si scompone questo risultato? Conoscenze: 3,7/7 (lievemente in calo rispetto a 3,9/7 del 2020). Comportamenti: 4,7/9 (miglioramento da 4,2/9). Atteggiamenti: 2,3/4 (in miglioramento da 2,0/4). Il paradosso è evidente: gli italiani si comportano meglio e hanno atteggiamenti più orientati al futuro rispetto a tre anni prima, ma le loro conoscenze teoriche sono rimaste stabili o sono leggermente calate. Come scrive Banca d’Italia nel report IACOFI 2023: “I miglioramenti provengono dalla dimensione comportamentale e da quella attitudinale, mentre le conoscenze sono rimaste sostanzialmente stabili.”

💡 Nota: Le informazioni presenti in questo articolo sono a scopo educativo e non costituiscono consulenza finanziaria. Ogni investimento comporta rischi, inclusa la perdita del capitale.

I numeri che fanno riflettere: dove siamo davvero

Sapere che l’Italia ottiene 10,7/20 è astratto. I confronti internazionali e i dati sui singoli concetti rendono il quadro molto più concreto — e preoccupante.

Il confronto internazionale: 25 su 26 paesi OCSE

Nella rilevazione internazionale OCSE del 2020 — l’ultima con un ranking ordinale leggibile pubblicato — l’Italia si posizionava 25° su 26 paesi analizzati. Dal 2023, Banca d’Italia pubblica il punteggio assoluto ma non include nella sintesi istituzionale principale la posizione ordinale dell’Italia rispetto agli altri paesi partecipanti. Il punteggio è migliorato, ma la nota del report IACOFI 2023 afferma che il livello “rimane contenuto” — il che implica che la posizione relativa non sia cambiata in modo significativo.

Il dato del 2020 indica che solo un paese su 26 faceva peggio dell’Italia. Tra i paesi OCSE sviluppati con sistemi scolastici comparabili e redditi pro capite simili, il gap è ancora più difficile da giustificare con argomenti economici. La spiegazione è altrove — nelle radici storiche e istituzionali che analizzeremo nella sezione successiva.

Dimensione IACOFIPunteggio 2020Punteggio 2023Punteggio massimo
Conoscenze finanziarie3,9/73,7/77
Comportamenti finanziari4,2/94,7/99
Atteggiamenti finanziari2,0/42,3/44
Totale IACOFI10,2/2010,7/2020

Fonte: Banca d’Italia, Indagine IACOFI 2023 — Elaborazione Metaskill su dati pubblici.

I concetti che gli italiani non conoscono (interesse composto, inflazione, diversificazione)

I dati sull’interesse composto sono i più citati — e per una ragione precisa: è il meccanismo alla base di qualsiasi decisione di risparmio e investimento a lungo termine. Secondo i dati OCSE 2020 riportati da Carnevali e Carnazza su LaVoce.info, solo il 23,1% degli italiani risponde correttamente a una domanda sull’interesse composto su 5 anni. Il 59,4% risponde correttamente sull’interesse semplice. Il 78,2% risponde correttamente a una domanda ancora più elementare sul tasso di interesse a zero percento.

La scala di difficoltà decrescente rende tutto chiarissimo: tre quarti degli italiani capisce cosa significa “tasso zero”, ma meno di uno su quattro sa calcolare come cresce un capitale nel tempo grazie alla capitalizzazione composta. Come sintetizzano gli stessi autori su LaVoce.info: “Solo un italiano su due ha una conoscenza basilare del concetto di tasso di interesse.”

Tra i giovani 18-34 anni, la percentuale di risposte corrette sull’interesse composto sale al 30,1% — meglio della media adulta, ma ancora insufficiente — secondo i dati Banca d’Italia riportati da Eticaeconomia. Su concetti più intuitivi come il rapporto rischio-rendimento, invece, il 78,4% dei giovani risponde correttamente. Il gap tra concetti intuitivi e concetti che richiedono calcolo quantitativo è il punto critico.

Il divario che nessuno discute: genere, età e geografia

Il titolo di studio è la variabile che discrimina di più. Secondo i dati dell’indagine Banca d’Italia 2023 riportati da Eticaeconomia, i laureati ottengono in media 11,8/20, i diplomati 11/20 e chi ha la licenza media si ferma a 9,5/20. Una differenza di 2,3 punti tra laurea e licenza media non è marginale: corrisponde a circa un terzo delle domande dell’intero test.

Per genere, il divario emerge soprattutto nella finanza digitale — la nuova componente introdotta nel 2023. Le donne risultano penalizzate rispetto agli uomini su questa dimensione, secondo i dati di Banca d’Italia. Per fascia d’età, gli under 34 mostrano performance paradossali: migliori degli adulti più anziani su concetti intuitivi, ma non necessariamente su quelli quantitativi come l’interesse composto.

I dati geografici regionali (nord/sud) non sono pubblicati nella sintesi IACOFI 2023 disponibile al pubblico — è un gap che rende impossibile valutare le disparità territoriali.

Perché gli italiani sono così indietro? Le radici del problema

Il punteggio da solo non spiega nulla. Tre cause strutturali, accumulate su decenni, spiegano meglio di qualsiasi classifica perché l’Italia si trova quasi in fondo alla graduatoria OCSE.

Una scuola che non ha mai insegnato finanza (fino alla Legge Capitali del 2024)

Fino al 2024, l’Italia era l’unico paese OCSE privo di educazione finanziaria obbligatoria nei curricula scolastici. Non è un’esagerazione: è un fatto documentato. La Legge sull’educazione civica del 2019 prevedeva 33 ore annuali da distribuire tra Costituzione, istituzioni UE, educazione ambientale, protezione civile ed educazione stradale — con il vincolo esplicito di non aumentare l’organico scolastico né le ore di insegnamento. Lo spazio per la finanza era strutturalmente zero, secondo l’analisi di Carnevali e Carnazza su LaVoce.info.

Il cambio di rotta è arrivato con la Legge 21 del 5 marzo 2024 (Legge Capitali), il cui articolo 25 introduce l’educazione finanziaria nei curricula delle scuole italiane. La norma è verificata e reale. I programmi attuativi, però, non sono ancora pienamente definiti: sapere che la legge esiste è diverso dal sapere che le lezioni di finanza arriveranno nelle aule entro un anno o due.

La cultura del risparmio senza investimento: un’eredità storica

L’Italia è storicamente un paese ad alto tasso di risparmio. Il paradosso è che questa tradizione si è sviluppata attorno al conto corrente e al mattone, non agli strumenti di mercato. Generazioni di famiglie hanno considerato il risparmio come l’obiettivo finale — non come il punto di partenza per costruire ricchezza nel tempo.

Il risultato pratico lo vediamo nel comportamento finanziario medio: si mette da parte, si compra casa, ci si ferma. La consapevolezza che i risparmi “fermi” sul conto perdono valore reale in presenza di inflazione — un concetto elementare — non fa parte della cultura finanziaria diffusa. Secondo i dati FABI riportati da LaVoce.info, 3,5 milioni di famiglie italiane hanno sottoscritto mutui su 25,7 milioni totali: una parte significativa di queste famiglie gestisce il debito più grande della propria vita senza una formazione adeguata sulle dinamiche dei tassi di interesse.

La dipendenza dalla banca come unica fonte di “educazione finanziaria”

Per decenni, la banca è stata l’unica interlocutrice finanziaria per la maggior parte degli italiani. Il problema non è che le banche diano informazioni sbagliate — il problema è che hanno un conflitto di interessi strutturale: guadagnano di più su certi prodotti rispetto ad altri, e le loro raccomandazioni riflettono inevitabilmente questa asimmetria.

Secondo i dati FABI citati su LaVoce.info, 6,8 milioni di cittadini italiani risultano indebitati — tra mutui, credito al consumo e prestiti personali, circa il 25% della popolazione. Una quota di queste persone ha sottoscritto questi prodotti senza avere le competenze per valutarne il costo reale nel tempo. Come notano Carnevali e Carnazza su LaVoce.info, i giovani sono “quotidianamente esposti a rischio di eccessivo e inconsapevole indebitamento” a causa di servizi come il pagamento dilazionato integrato in molte piattaforme di acquisto.

Qualcosa sta cambiando: i segnali positivi nei dati 2023

Il quadro non è solo negativo. I dati IACOFI 2023 segnalano movimenti reali — anche se parziali — che indicano dove e perché qualcosa si sta muovendo.

I giovani 18-34 anni: il gruppo che migliora di più

Tra i giovani adulti, i dati rivelano un andamento contraddittorio che vale la pena analizzare. Su concetti intuitivi, la performance è buona: il 78,4% risponde correttamente sul rapporto rischio-rendimento, il 70,8% sui mutui, il 65,3% sull’inflazione, secondo i dati Banca d’Italia riportati da Eticaeconomia. Sono percentuali superiori alla media adulta su questi specifici argomenti.

Il contrappeso è l’interesse composto: solo il 30,1% dei giovani 18-34 anni risponde correttamente, secondo la survey Banca d’Italia di gennaio 2024 riportata da Eticaeconomia. Il 30,1% è meglio del 23,1% degli adulti in generale — ma rimane insufficiente per chiunque voglia prendere decisioni di risparmio e investimento consapevoli. I giovani capiscono il rischio in modo intuitivo, ma non ancora in modo quantitativo.

Un segnale positivo arriva anche dai programmi di educazione finanziaria digitale avviati da Banca d’Italia: 6.000 studenti coinvolti, con un tasso di gradimento del 95%, secondo i dati riportati da Eticaeconomia. Non è una svolta sistemica, ma indica che quando si investe in formazione strutturata, i risultati arrivano.

La consapevolezza sull’inflazione è cresciuta (e sappiamo perché)

Il miglioramento più significativo tra il 2020 e il 2023 riguarda i comportamenti e gli atteggiamenti — non le conoscenze teoriche. I comportamenti finanziari sono passati da 4,2/9 a 4,7/9. Gli atteggiamenti da 2,0/4 a 2,3/4. Come spiegare questo disaccoppiamento?

La risposta più plausibile è il rialzo dei tassi BCE tra marzo 2022 e marzo 2023: +300 punti base in un anno, una variazione definita dagli autori di LaVoce.info “senza precedenti” rispetto ai cicli storici precedenti (+175 punti base in 28 mesi nel 2006-2008). Milioni di famiglie con mutui a tasso variabile hanno visto aumentare le rate in modo visibile e immediato. Non è stata una lezione in aula — è stata una lezione di mercato. Chi la ha subita ha cambiato comportamento e attitudine verso la gestione del rischio finanziario, anche senza acquisire nuove conoscenze teoriche formali. Come afferma Banca d’Italia nel report IACOFI 2023: “Il livello di alfabetizzazione finanziaria degli adulti italiani è aumentato lievemente nel 2023, rimanendo tuttavia su livelli contenuti.”

L’inflazione ha insegnato in due anni ciò che la scuola non ha mai insegnato in decenni. Questo dato, più di ogni altro, mostra quanto sia urgente costruire un sistema formativo strutturato che non lasci questa educazione agli shock di mercato.

Perché questa lacuna è anche un’opportunità (per chi vuole aggiornarsi)

Questo è il punto che i competitor non affrontano mai. Tutti documentano il problema. Quasi nessuno analizza cosa significa praticamente essere tra la minoranza di italiani con solide competenze finanziarie.

Il vantaggio competitivo di chi impara prima degli altri

Se solo il 23,1% degli italiani sa calcolare l’interesse composto, chi lo sa fa parte di una minoranza cognitiva con un vantaggio concreto sulle decisioni di risparmio e investimento. Non è un vantaggio morale: è un vantaggio pratico. Chi capisce come funziona la capitalizzazione composta sceglie strumenti di investimento diversi, con orizzonte temporale più lungo e costi di gestione più bassi.

Secondo i dati Banca d’Italia riportati da Eticaeconomia, solo il 37% dei microimprenditori italiani ha competenze finanziarie adeguate. Eppure questo stesso segmento si posiziona 3° a livello internazionale tra i microimprenditori degli altri paesi OCSE. Il dato rivela che anche una quota modesta di competenza, in un contesto dove la media è bassa, produce vantaggi relativi significativi.

Il gap non è una condanna. In un contesto dove la maggioranza non ha strumenti adeguati per leggere un prospetto informativo o confrontare rendimenti netti, chi li ha trae vantaggio — nelle negoziazioni, nelle scelte assicurative, nelle decisioni di portafoglio. Questo vale per chi vuole gestire meglio i propri risparmi, e vale ancora di più per chi vuole fare della finanza una professione.

Da dove partire: le risorse concrete per costruire la propria educazione finanziaria

Il punto di partenza accessibile è il portale “Economia per Tutti” di Banca d’Italia — gratuito, sviluppato da esperti istituzionali, pensato per chi parte da zero. Per chi vuole approfondire concetti specifici come l’interesse composto o le basi degli strumenti finanziari, i corsi gratuiti Metaskill Money offrono un percorso strutturato con supporto pratico.

Per chi invece vuole trasformare le proprie competenze finanziarie in una carriera professionale, la strada è diversa: richiede un percorso certificato, con preparazione all’esame OCF e mentoring su casi reali. La domanda di consulenza finanziaria indipendente in Italia cresce proprio perché la maggioranza dei risparmiatori non ha gli strumenti per gestire autonomamente i propri soldi — e cerca qualcuno di cui fidarsi, che lavori nell’interesse del cliente e non del prodotto.

L’alfabetizzazione finanziaria in Italia è un tema che nel 2026 è finalmente entrato nel dibattito pubblico, anche grazie all’attenzione delle istituzioni. Ma il cambiamento strutturale richiede tempo. Chi decide di formarsi adesso — prima che l’educazione finanziaria diventi sistemica — ha un vantaggio che si misura in anni.

Domande frequenti

Qual è il livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani?

Secondo l’indagine IACOFI 2023 di Banca d’Italia, gli adulti italiani ottengono un punteggio medio di 10,7 su 20 — pari al 53,5% delle risposte corrette su argomenti finanziari di base. Nella rilevazione internazionale OCSE 2020, l’ultima con classifica ordinale pubblicata, l’Italia si posizionava 25° su 26 paesi. Solo il 23,1% degli italiani sa calcolare correttamente l’interesse composto su 5 anni (dato OCSE 2020, riportato da LaVoce.info).

Cosa misura l’indagine IACOFI di Banca d’Italia?

L’indagine IACOFI usa la metodologia standardizzata OCSE/INFE applicata in circa 30 paesi. Misura tre dimensioni: conoscenze finanziarie (massimo 7 punti), comportamenti finanziari (massimo 9 punti) e atteggiamenti finanziari (massimo 4 punti), per un totale di 20. Dal 2023 include anche le competenze di finanza digitale, misurate su una scala separata da 0 a 10.

Perché gli italiani hanno così poca educazione finanziaria?

Le cause sono strutturali. Fino al 2024, l’Italia era l’unico paese OCSE privo di educazione finanziaria obbligatoria nelle scuole. La Legge Capitali (n. 21/2024, art. 25) ha introdotto il tema nei curricula scolastici, ma i programmi attuativi non sono ancora pienamente definiti. A questo si aggiunge una cultura storica del risparmio passivo e la dipendenza da intermediari finanziari come unica fonte di orientamento.

Quanti italiani sanno calcolare l’interesse composto?

Solo il 23,1% degli italiani risponde correttamente a una domanda sull’interesse composto su 5 anni, secondo i dati OCSE 2020 riportati da Carnevali e Carnazza su LaVoce.info. Tra i giovani 18-34 anni, la quota sale al 30,1% — ancora insufficiente per decisioni consapevoli di risparmio a lungo termine (dato Banca d’Italia, riportato da Eticaeconomia).

I giovani italiani sono più preparati in finanza?

I dati mostrano un quadro contraddittorio. I giovani 18-34 anni ottengono percentuali più alte su concetti intuitivi: 78,4% corretto sul rapporto rischio-rendimento, 65,3% sull’inflazione. Ma sull’interesse composto restano al 30,1%. Sono più esposti alla finanza digitale ma non necessariamente più preparati su concetti quantitativi fondamentali, secondo i dati Banca d’Italia 2024 riportati da Eticaeconomia.

Come mai i comportamenti finanziari sono migliorati dal 2020 al 2023 nonostante le conoscenze restino basse?

Il rialzo dei tassi BCE tra il 2022 e il 2023 — +300 punti base in un anno, una variazione definita “senza precedenti” su LaVoce.info rispetto ai cicli storici — ha funzionato come una lezione involontaria. Milioni di famiglie con mutui a tasso variabile hanno cambiato comportamento per necessità. I comportamenti sono migliorati (da 4,2/9 a 4,7/9) e anche gli atteggiamenti (da 2,0/4 a 2,3/4), secondo i dati IACOFI 2023 di Banca d’Italia. Le conoscenze teoriche invece richiedono formazione strutturata.

Come migliorare la propria alfabetizzazione finanziaria?

Il punto di partenza accessibile è il portale “Economia per Tutti” di Banca d’Italia, gratuito e sviluppato da esperti istituzionali. Per chi vuole un percorso strutturato — con applicazione pratica e preparazione professionale — esistono programmi formativi specializzati come il Master Consulente Finanziario Indipendente di Metaskill, che prepara all’esame OCF e forma per lavorare nella consulenza finanziaria come professionista indipendente.

Master Consulente Finanziario Indipendente

Inizia da zero e costruisci la tua carriera da consulente finanziario indipendente.

  • 100% online
  • Superi l’esame OCF
  • Collabori con noi