Due Consigli sulla gestione del TFR

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Come usare il TFR al meglio è sicuramente una delle domande che tutti i lavoratori dipendenti che ne hanno diritto si pongono almeno una volta nella vita

In questo articolo vi diamo due consigli sulla gestione del TFR, in modo da poter effettuare una scelta più consapevole ed idonea alla vostra situazione personale.

Ma partiamo dalle basi per capire bene i consigli che seguiranno

Che cos’è il trattamento di fine rapporto

Il Trattamento di Fine Rapporto, o TFR è una parte di stipendio spettante al lavoratore dipendente che viene accantonata dal datore di lavoro.

Questa parte viene successivamente erogata in toto alla cessazione del rapporto. 

Conosciuta anche col nome di liquidazione il TFR è nato alla fine degli anni ’20 grazie alla Carta del Lavoro del 1927. 

Il documento concede al  lavoratore un’indennità monetaria  proporzionata agli anni di servizio. 

Fino alla fine degli anni ’80 veniva calcolato sulla base dell’importo dell’ultima mensilità percepita prima della fine del rapporto di lavoro e moltiplicato per il numero degli anni di servizio. 

Proprio per questo motivo veniva chiamato anche “indennità di anzianità” o “indennità di servizio”

Come calcolare il trattamento di fine rapporto?

Ai giorni nostri il calcolo del TFR è un po più complesso rispetto a quello degli anni 80 ed antecedenti.

Bisogna sommare per ogni anno di servizio una quota pari alla retribuzione complessiva annua e poi dividerla per 13,5.

Per garantire al TFR una certa valorizzazione che potrebbe perdere a causa dell’aumento naturale dell’inflazione, alla fine di ogni anno l’accantonamento viene poi incrementato di un tasso fisso dell’1,5% e di una quota variabile pari al 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo.

Come usare il TFR al meglio: Anticipazione del trattamento di fine rapporto?

Dopo 8 anni in cui si ha un rapporto di lavoro senza interruzione alcuna, il lavoratore può domandare un’anticipazione di liquidazione del TFR  maturato fino a quel momento.

La richiesta però comporta principalmente due vincoli, nel quantitativo e nell’uso del trattamento di fine rapporto.

  1. La richiesta può avvenire nella misura massima del 70% 
  2. La richiesta deve avere come motivazione delle spese urgenti che, a loro volta , devono essere rigorosamente documentate.

Tra le possibili spese concordate per l’anticipo del TFR abbiamo:

    • Spese sanitarie: dovute a  terapie e/o interventi straordinari riconosciuti da strutture pubbliche. La straordinarietà è intesa come complessità o pericolosità. La spesa può riguardare anche i costi accessori come le spese di viaggio o il soggiorno.
    • Acquisto della prima casa: per sé o per i figli.
    • Spese per paternità: spese sostenute durante i periodi di astensione facoltativa per paternità e  fruibili solo fino al compimento dell’ottavo anno del bambino.
  • Spese per formazione: Le spese sostenute per l’assenza dovuta a corsi di formazione specifici

Negli ultimi due casi citati l’anticipazione del TFR è corrisposta nella retribuzione del mese che precede la data di inizio del congedo.

La richiesta di anticipazione del TFR può essere effettuata una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e l’importo anticipato è poi detratto dal TFR spettante alla fine del rapporto. 

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Come usare il TFR al meglio: La scelta per la destinazione del trattamento di fine rapporto

La legge del 5 dicembre 2005 ha dato atto alla riforma della previdenza complementare, la  cui maggior  modifica ha riguardato proprio il TFR e nello specifico la scelta da parte del dipendente della destinazione dello stesso verso possibili forme pensionistiche complementari. 

Il lavoratore ha la facoltà di scegliere se lasciarlo in azienda o destinarlo alla costruzione di una pensione integrativa, versandolo in fondi pensione, sia di categoria, oppure in un fondo aperto a propria scelta.

La scelta della destinazione avviene con modalità esplicite o implicite.

Nel primo caso entro i sei mesi dalla data di  assunzione il lavoratore, può conferire l’intero importo del TFR in un fondo di propria scelta.

Se invece non viene espressa alcuna scelta da parte del lavoratore, il datore di lavoro trasferirà il TFR alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o dai contratti collettivi.

Se però non vi è disponibile da contratto alcun fondo pensionistico aziendale il datore di lavoro trasferirà il TFR su di un fondo istituito presso l’INPS.

La scelta del lavoratore di mantenere il TFR presso il proprio datore di lavoro, può essere successivamente revocata e il lavoratore ha la possibilità di trasferire il proprio TFR nel fondo prescelto

La riforma non può essere applicata ai dipendenti del pubblico impiego.

Ma andiamo adesso a vedere come usare il TFR al meglio con due preziosi consigli

Come usare il TFR al meglio: Agevolazione fiscale

Se fino a qualche anno fa era normale avere il TFR in azienda, oggi scegliere di versare il TFR nel fondo pensione che avrà l’obiettivo principale di costruire un montante, quindi un capitale, al fine di ottenere una rendita integrativa vitalizia da aggiungere alla propria pensione pubblica, che con ogni probabilità non sarà sufficiente ad avere una vita dignitosa nella fase pensionistica.

Decidere di versare il TFR in un fondo pensione oggi è la scelta ottimale da fare piuttosto che lasciarlo in azienda. 

Questa scelta infatti è favorita da un‘importante agevolazione fiscale.

Lo Stato offre al lavoratore questa scelta , proprio in virtù del fatto che il TFR venga utilizzato per integrare la propria pensione e quindi evitare un possibile problema sociale che sarebbe proprio sulle spalle dello Stato stesso.

Per questo motivo Il primo  consiglio che ti voglio dare è quello di destinare il tuo TFR in un fondo pensione. 

Solo così potrai sfruttare le importanti agevolazioni fiscali ed usare il TFR al meglio. 

Inoltre potrai ottimizzare la tua pianificazione previdenziale ottenendo dei rendimenti superiori nel lungo periodo rispetto al rendimento del TFR lasciato in azienda. 

Non avrai più alcun rischio legato alla sostenibilità dell’azienda nella quale lavori. 

Se l’azienda per cui lavori per esempio iniziasse a navigare in cattive acque,  magari proprio nel momento in cui acquisisci il diritto alla liquidazione del tuo TFR potresti avere serie difficoltà ad ottenere la tua liquidazione in un unico versamento.

Come usare il TFR al meglio: Abbattere il gap previdenziale

Il GAP pensionistico, chiamato anche GAP previdenziale, è la differenza tra la pensione e l’ultimo reddito ricevuto nel mondo del lavoro. 

Ovviamente più questo GAP è elevato e maggiori saranno i problemi quando saremo in pensione.

I due soggetti dei nostri esempi sono un giovane che entra oggi nel mondo del lavoro e un meno giovane circa a metà della sua carriera lavorativa.

Esempio 1 : Un giovane ventenne

Ipotizziamo che parta con un reddito di €20.000 lordi annui e una crescita retributiva del 3% all’anno.

Facendo una simulazione previdenziale è evidente di come il GAP pensionistico sia elevato. 

Infatti nel primo anno di pensione, le entrate nette stimate saranno di €27.787 rispetto alla retribuzione lavorativa netta pari a €44.662 attribuibile all’ultimo anno lavorativo. 

Il GAP in questo caso in termini assoluti è di €16.875 annui e il tasso di sostituzione è pari al 62,2%.

Immagino che molti di voi si staranno chiedendo: cos’è il tasso di sostituzione?

Tutti i dettagli gli insegniamo per filo e per segno nel nostro Master per consulente finanziario indipendente, ma andiamo avanti.

Per tasso di sostituzione si intende il rapporto tra la pensione e l’ultimo reddito percepito. 

Quindi l’importo della pensione andrà al numeratore e l’importo dell’ultimo reddito percepito andrà al denominatore.

Se ipotizziamo che il lavoratore preso ad esempio, destini il suo TFR all’interno di una forma previdenziale, ovvero in un fondo pensione, i benefici che otterrà alla fine della propria carriera lavorativa sono molto interessanti.

Infatti in questo caso da pensionato, ormai ex lavoratore, avrà un totale di entrate nette pari a €34.241 sensibilmente più alte rispetto al dato precedente, che ricordiamo era di 27.787€.

Tutto questo grazie proprio al TFR versato nel fondo pensione. 

Ecco come usare il TFR al meglio.

Anche se rimane comunque un gap previdenziale in termini assoluti di €10.421 e un tasso di sostituzione del 76,6%, esso risulta molto inferiore rispetto al GAP calcolato precedentemente. 

Questo significa che versando il TFR in un fondo pensione, oltre ad avere dei benefici fiscali e di rendimento riusciamo anche ad abbassare il gap previdenziale togliendo parzialmente uno dei più grossi problemi che ahimè caratterizza la nostra epoca.

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Esempio 2: Lavoratore avviato

Ipotizziamo ora un lavoratore un po’ meno giovane del primo diciamo di  45 anni ed una carriera lavorativa alle spalle di 25 anni.

Ipotizziamo un reddito di €30.000 lordi annui e una crescita retributiva del 2%. 

Facendo una simulazione previdenziale troviamo anche in questo caso un elevato Gap previdenziale pari a €7.330 annui in termini assoluti e un tasso di sostituzione pari al 73,3%.

Se anche qui caso ipotizzassimo che il lavoratore destini il suo tfr all’interno di una forma previdenziale scegliendo un comparto bilanciato ovvero con un rischio un po’ più basso

rispetto al giovane, i benefici che otterrà alla fine della propria carriera lavorativa sono un po’ meno interessanti rispetto al primo esempio.

In questo caso il gap previdenziale diminuirà di soli 1736 euro all’anno passando da 7.332€

a 5.596€ all’anno e il tasso di sostituzione sarà pari al 79,6%

Da questo secondo esempio è facile capire che è vero che i benefici fiscali e di rendimento ci permettono di ottenere un abbassamento del gap previdenziale ma è altrettanto vero che la scelta di destinare il TFR all’interno di un fondo pensione sarà molto più vantaggiosa quanto più si è giovani.

Per questo per utilizzare il proprio TFR al meglio è meglio farlo il prima possible per trarne i massimi benefici

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Davide Cassaghi