Cos’è lo spread

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Lo spread BTP-Bund misura la differenza di rendimento tra i titoli di Stato italiani e tedeschi a 10 anni: a luglio 2026 si attesta intorno ai 78-79 punti base, in risalita rispetto ai minimi di inizio anno ma ancora ben al di sotto dei livelli di crisi del 2011-2012.

Se avete le idee poco chiare e siete particolarmente preoccupati sulle possibili conseguenze negative che può avere sui vostri risparmi, investimenti e mutui in questo articolo vi daremo la spiegazione come funziona lo spread.

Se ne parla sempre, tra crisi e congiunture economiche difficili, crisi politiche o semplicemente all’approssimarsi di eventi rilevanti per gli assetti geopolitici italiani od europei ci si interroga su quello che sarà l’andamento dello spread.

La situazione dello spread per alcuni è diventato quasi un termometro di quelle che possono essere le sofferenze e la tenuta del nostro Paese.

Approfondiamo prima di andare a valutare l’andamento dello Spread cos’è e cosa significa monitorare la situazione dello Spread.

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In sintesi

  • Lo spread BTP-Bund è la differenza di rendimento tra titoli di Stato italiani e tedeschi: a luglio 2026 vale ~78,5 punti base (BTP al 3,92%, Bund al 3,13%).
  • Uno spread alto aumenta il costo del debito pubblico italiano e svaluta i BTP già in portafoglio; non influenza direttamente i mutui a tasso fisso (legati all’IRS e ai tassi BCE, ora al 2,25%).
  • La soluzione è sempre la stessa: diversificare geograficamente, settorialmente e per strumento, senza concentrare il capitale su titoli di Stato di un singolo Paese.

Che cosa significa Spread

Non tutti sanno che cosa significa spread, compresa la definizione vedrete che anche capire il suo funzionamento e l’influenza che ha sugli investimenti sarà più facile.

Lo spread è la differenza tra i rendimenti dei Titoli di Stato di due Paesi diversi con pari durata. In termini tecnici, è il differenziale di rendimento che misura quanto un investitore richiede in più per prestare denaro a un Paese rispetto a un altro considerato più sicuro.

In senso letterale la parola “spread” si traduce proprio con “differenza” o “ampiezza”.

Consente perciò di fare un confronto tra due Paesi diversi e valutare la fiducia degli investitori, soprattutto istituzionali, tra i Paesi presi in considerazione e il premio di rischio dato sui titoli meno richiesti. Più elevato è lo spread, maggiore è il rischio percepito dagli investitori nel prestare denaro a quel Paese specifico.

Cos’è lo spread Italia – Germania?

Cos’è lo spread tra Italia e Germania sarà così più chiaro insieme al meccanismo che lo determina.

Dalla definizione di spread appena vista sarà quindi la differenza tra il rendimento del BTP decennale italiano e il rendimento del Bund decennale tedesco, che non è nient’altro che il gemello di quello italiano.

Per ottenerlo li sottraete tra loro e quello che esce fuori è lo spread.

Ora che abbiamo capito cos’è lo spread e cosa significa spread in italiano vediamo come si muove.

Tale indicatore si modifica in funzione delle fluttuazioni, acquisto e vendita, che si hanno sui mercati obbligazionari secondari dove vengono scambiati i titoli già emessi.

Nel caso in cui ci sono poche fluttuazioni di solito dalla definizione spread si ha che questo oscilla poco e rimane o stabile o diminuisce.

Come funziona lo spread se invece ci sono molte fluttuazioni legate soprattutto a vendite massicce di titoli di un Paese?

Il prezzo del titolo diminuisce e il suo rendimento aumenta automaticamente. Questo accade perché il rendimento e il prezzo dei titoli obbligazionari hanno una relazione inversa: quando il prezzo scende, il rendimento sale, e viceversa.

Un esempio pratico di cos’è e come funziona lo spread

Per capire meglio userò dei numeri di esempio.

Supponiamo che oggi il rendimento del BTP decennale italiano sia del 3,92% e che il rendimento del Bund tedesco decennale sia del 3,13% (dati ANSA, 14 luglio 2026).

Lo spread sarà:

3,92% – 3,13% = 0,79%

Quando i giornali e i mercati finanziari parlano di spread, utilizzano i punti base per cui non fanno altro che prendere quella differenza percentuale e moltiplicarla per 100. In questo caso otteniamo uno spread di circa 79 punti base.

Quando sentite dire che lo spread ha raggiunto quota 79 punti base significa che i BTP decennali italiani rendono lo 0,79% in più rispetto ai Bund decennali tedeschi.

Un punto base equivale allo 0,01%, quindi 100 punti base corrispondono all’1%.

Approfondiamo ora la spiegazione spread graficamente e vediamo in maniera concreta il differenziale in azione.

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Un grafico per capire definitivamente lo Spread

In questo grafico troviamo 2 linee:

  1. la linea blu mostra il rendimento del BTP italiano decennale;
  2. la linea rossa mostra il rendimento del Bund decennale tedesco

Che cos’è lo spread in questo grafico?

Lo spread non è nient’altro che la distanza verticale tra le due linee per ogni unità di tempo. Maggiore è questa distanza, più elevato è lo spread.

cos'è lo spread

Come sappiamo non rimane costante giorno per giorno, ma varia aumentando o diminuendo in base a come vanno i rendimenti dei Titoli di Stato italiani e dei Bund tedeschi.

Però perché tra tutti gli Stati si usa la Germania come termine di riferimento al sottraendo?

Perché non la Grecia o la Francia?

Dalla definizione spread sappiamo che il termine significa differenza: nella realtà potreste confrontare l’Italia con qualsiasi altro Paese vogliate. Esistono infatti anche spread tra BTP italiani e OAT francesi, o tra titoli di Stato spagnoli e tedeschi.

Si usa la Germania come termine di confronto perché l’economia tedesca viene considerata come quella più solida e stabile di tutta l’Europa e quindi un ottimo termine di paragone per misurare il rischio di tutti gli altri Stati. I Bund tedeschi sono considerati dai mercati finanziari come il “porto sicuro” dell’eurozona, il benchmark rispetto al quale misurare il rischio-paese di tutti gli altri Stati membri.

Se ci avete fatto caso è solo da qualche anno che se ne parla diffusamente nei media, mentre prima non se ne parlava affatto.

Esso è sempre esistito per gli addetti ai lavori, ma i media hanno sdoganato e scoperto cos’è lo spread e il significato spread nel 2011-2012, quando era letteralmente esploso a seguito della crisi del debito pubblico greco e delle tensioni sui mercati finanziari europei. Il picco massimo venne raggiunto nel novembre 2011 con 574 punti base, nel periodo che precedette l’insediamento del governo Monti.

Capire cosa è lo spread è quindi importante anche per l’andamento dei vostri investimenti, in corso o futuri se avete intenzione di farli.

Come funziona lo spread

Vediamo nel dettaglio come funziona lo spread partendo dal grafico successivo.

Cos'è lo spread e spiegazione spread
Cos’è lo spread

Rispetto all’immagine precedente che rappresentava la spiegazione spread qui troviamo un’area colorata a forma come di montagna.

Cosa indica?

Indica, di nuovo, proprio lo spread.

Notate come funziona lo spread: quanto più aumenta la distanza verticale tra i rendimenti dei due Titoli di Stato maggiore diventa lo spread.

Mentre minore è la distanza e minore è lo spread.

Se i rendimenti dei Titoli di Stato fossero identici il differenziale sarebbe uguale a zero, indicando che i due Paesi vengono percepiti dai mercati come ugualmente sicuri.

Quando sentite dire che lo spread sta aumentando significa semplicemente che la differenza tra i rendimenti dei due Titoli di Stato si sta allargando.

Al contrario quando sentite dire che lo spread sta diminuendo significa semplicemente che la differenza tra i due Titoli di Stato si sta riducendo.

Attenzione però: molti credono erroneamente che lo spread sia la causa dell’aumento dei rendimenti dei Titoli di Stato italiani quando invece è la conseguenza.

È l’andamento dei rendimenti dei Titoli di Stato italiani e di quelli tedeschi che influenza lo spread e non il contrario. Lo spread è semplicemente il risultato matematico della sottrazione tra questi due valori.

Il rendimento dei Titoli di Stato italiani non è nient’altro che il premio che il mercato richiede per assumersi il rischio di prestare soldi ad un determinato Paese.

Più l’Italia viene percepita rischiosa e più gli investitori richiedono un rendimento alto per comprare Titoli di Stato.

Chi acquista sta prestando i propri soldi all’Italia e quindi giustamente vuole un rendimento che sia proporzionato al rischio sostenuto.

Rischio inteso come capacità del Paese di restituire il prestito ricevuto, considerando fattori come il debito pubblico, la crescita economica, la stabilità politica e le politiche fiscali. Se l’Italia si trova in una fase di instabilità politica, il rischio aumenta.

L’instabilità genera incertezza e l’incertezza genera rischio e quindi gli investitori chiedono un rendimento aggiuntivo e che succede?

Lo spread sale.

Sale se l’Italia attraversa una crisi finanziaria, se non riesce a controllare il debito, se non riesce a far ripartire l’economia.

Tutto questo fa aumentare il rischio, che fa aumentare i rendimenti dei Titoli di Stato italiani e che a loro volta fanno aumentare lo spread. Se invece l’economia si riprende, se c’è stabilità politica, se le agenzie di rating migliorano il giudizio sul Paese, il rischio diminuisce, i rendimenti richiesti dagli investitori diminuiscono e così lo spread.

Lo spread oggi: la situazione nel 2026

Per capire meglio l’importanza dello spread è utile vedere dove si colloca attualmente. A luglio 2026 lo spread BTP-Bund si attesta intorno ai 78-79 punti base (rendimento BTP al 3,92%, Bund al 3,13%, fonte ANSA 14 luglio 2026), in risalita rispetto ai minimi di inizio anno ma ancora lontano dai livelli di crisi.

Questo dato riflette diversi fattori: la stabilità politica del governo Meloni e i miglioramenti del rating avvenuti nel 2025 (Morningstar DBRS ha alzato il rating italiano ad A Low nell’ottobre 2025, mentre S&P ha portato l’outlook a “positivo”) hanno tenuto il differenziale compresso; la risalita recente riflette invece le tensioni geopolitiche internazionali e il rialzo dei tassi BCE di giugno 2026.

Il rendimento del BTP decennale italiano si aggira intorno al 3,92%, mentre quello del Bund tedesco è al 3,13%. Va notato che anche i rendimenti tedeschi sono saliti significativamente: parte dell’allargamento dello spread è legata proprio all’aumento della spesa pubblica tedesca per difesa e infrastrutture, che ha alzato i rendimenti del Bund.

Per fare un confronto storico, nel 2012 lo spread aveva toccato il picco di 574 punti base, mentre nei periodi di maggiore stabilità prima della crisi dell’euro si attestava tra i 30 e i 100 punti base. Potete seguire l’andamento in tempo reale sul sito di Borsa Italiana.

Perché lo spread è importante

Molti sono letteralmente terrorizzati dalla possibilità che lo spread possa esplodere.

Per sapere se dovete preoccuparvi oppure no dovete prima approfondire il suo funzionamento e su che cosa ha impatto uno spread molto alto.

Partiamo subito dal debito pubblico italiano.

Ogni mese, ogni anno l’Italia emette nuovi Titoli di Stato, chiede quindi prestiti agli investitori per finanziare la spesa pubblica.

I nuovi prestiti servono per coprire vecchi prestiti che nel frattempo sono scaduti (il cosiddetto “rollover” del debito), per pagare gli interessi sul debito già in essere o per finanziare lo sviluppo, la crescita economica e i servizi pubblici.

Uno spread più alto quindi vuol dire semplicemente che l’Italia dovrà pagare degli interessi maggiori sul nuovo debito che emette.

Interessi più alti vogliono dire costi più alti per le casse dello Stato e quindi queste spese aggiuntive devono essere recuperate andando a fare dei tagli da altre parti o aumentando le entrate fiscali.

Comprendete bene che un conto è se prendo in prestito un miliardo di euro con un tasso di interesse del 2% l’anno per 10 anni, altro conto è se chiedo lo stesso identico prestito, ma con un tasso del 7% (come accaduto nel picco del 2012). La differenza tra i due scenari è di ben 50 milioni di euro l’anno solo per quel miliardo. Moltiplicate questo per tutto il debito pubblico e capite l’impatto enorme.

Ogni anno quindi per lo Stato e per il governo uno spread molto alto è un problema serio perché in base al differenziale di rendimento significa maggiori costi:

  • sul nuovo debito che viene emesso
  • sul bilancio del Paese e quindi indirettamente sui cittadini

Entrambi possono aggravare notevolmente la situazione e rendere il peso del debito letteralmente insostenibile.

Cos'è lo spread

Nel 2012 l’Italia doveva pagare un tasso di interesse del 7% per prendere un prestito con una scadenza a 10 anni, nel 2016 invece per chiedere lo stesso prestito e quindi emettere BTP sarebbe costato soltanto l’1% l’anno per 10 anni, mentre a luglio 2026 il costo è di circa il 3,92% (fonte: ANSA, 14 luglio 2026).

Vedete quanta variabilità c’è stata negli anni. Questa volatilità dipende dalla percezione del rischio-Italia da parte degli investitori internazionali.

Adesso potreste pensare che, per chi investe in BTP, l’aumento dello spread potrebbe essere positivo perché significa maggiori rendimenti, ma non è proprio così. Approfondiamo nel prossimo paragrafo anche l’impatto sugli investimenti già in portafoglio.

Come funziona lo spread: i rendimenti

Dalla definizione di spread avrete compreso che maggiore spread non significa per forza maggiori guadagni per chi investe.

Dobbiamo infatti distinguere 2 situazioni diverse che determinano rendimenti diversi a seconda della posizione dell’investitore.

Situazione numero uno: chi non ha BTP ma ha intenzione di acquistarli.

In questo caso è vero quanto abbiamo visto dalla spiegazione precedente.

Acquistare BTP in un momento di spread elevato significherebbe acquistare i Titoli di Stato con rendimenti superiori, dato sicuramente positivo dal punto di vista del ritorno economico, ma ricordatevi che, soprattutto negli investimenti, nessun pasto è gratis.

Per cui quei rendimenti aggiuntivi non sono assolutamente regalati ma corrispondono ad un maggiore rischio associato a quel Paese specifico. Maggiore è il rendimento offerto, maggiore è il rischio che state assumendo che l’Italia possa avere difficoltà nel rimborsare il debito.

Nell’esempio fatto poco fa, comprare BTP con scadenza decennale nel 2012 avrebbe portato dei rendimenti del 7% l’anno per 10 anni, mentre invece comprare gli stessi BTP nel 2016 avrebbe portato dei rendimenti soltanto dell’1% per 10 anni, e a luglio 2026 circa il 3,92% annuo (fonte: ANSA, 14 luglio 2026): decisamente 3 situazioni molto differenti che riflettono diversi livelli di rischio percepito.

Se volete approfondire il mondo delle obbligazioni e capire come valutare correttamente il rapporto rischio-rendimento, l’articolo di Metaskill su cosa sono le obbligazioni e come funzionano è un buon punto di partenza.

Situazione numero 2: chi ha già BTP in portafoglio. Per loro infatti l’aumento dello spread è un problema serio.

Di fatto l’aumento dei rendimenti si riferisce soltanto alle nuove emissioni oppure a chi decide di acquistare in questo momento delle vecchie emissioni sul mercato secondario.

Per chi invece è già in possesso dei BTP questo è un problema perché le cedole che riceve rimangono le stesse (sono fisse e stabilite all’emissione), mentre invece i prezzi a cui possono essere rivenduti i BTP sul mercato prima della scadenza diminuiscono drasticamente.

Questo accade per il meccanismo di aggiustamento del mercato: se i nuovi BTP offrono rendimenti del 5%, i vecchi BTP che offrono solo il 3% devono vedere ridursi il loro prezzo per offrire agli acquirenti un rendimento comparabile.

Un esempio pratico per capire cos’è lo Spread

Cerchiamo di capire meglio il meccanismo con un breve esempio concreto e prendiamo come riferimento i BTP con scadenza a marzo 2048 che pagano una cedola del 3,45% l’anno.

Consideriamo anche che da aprile a ottobre del 2018 lo spread è aumentato passando da 120 a 380 punti base in pochi mesi, un periodo di forte tensione sui mercati finanziari italiani.

Immaginiamo adesso un possessore di questo BTP che lo aveva acquistato all’emissione a 100 con una cedola del 3,45% l’anno. Cosa succede ora?

Ad aprile 2018 avrebbe potuto rivenderlo sul mercato secondario ad un prezzo di 112 mettendosi in tasca un guadagno del 12% oltre alle cedole già percepite, ma se avesse voluto rivenderlo ad ottobre 2018 il prezzo non sarebbe più stato di 112 ma di 90.

Quindi avrebbe registrato una perdita in conto capitale del 10% rispetto al prezzo di acquisto, nonostante continuasse a percepire le cedole del 3,45% annuo. Come potete vedere bene nel grafico, l’aumento dei rendimenti e quindi dello spread gli avrebbe causato un considerevole svantaggio patrimoniale.

Cos'è lo spread

Questo esempio dimostra chiaramente come l’aumento dello spread impatti negativamente chi già detiene BTP e vuole o deve venderli prima della scadenza naturale del titolo.

Chi possiede miliardi e miliardi di BTP sa cos’è e come funziona lo spread?

Oltre ai piccoli investitori, chi possiede miliardi e miliardi di BTP nei propri portafogli sono proprio le banche italiane. Storicamente le banche italiane hanno sempre detenuto quantità significative di titoli di Stato nazionali come investimento e come collaterale per operazioni di rifinanziamento presso la BCE.

Quali rischi corrono?

Una forte svalutazione dei BTP che hanno in portafoglio le banche potrebbe intaccare la loro solidità patrimoniale ed obbligarle a chiedere degli apporti di capitale aggiuntivi ai propri azionisti per rispettare i requisiti patrimoniali imposti dalla vigilanza bancaria.

I prezzi delle loro azioni potrebbero quindi subire dei forti cali innescando delle possibili reazioni a catena imprevedibili sul sistema finanziario italiano e creando quello che viene definito un “circolo vizioso” o “doom loop” tra debito sovrano e sistema bancario.

Tuttavia, va detto che la situazione delle banche italiane nel 2026 è molto più solida rispetto al passato grazie agli stress test della BCE, ai maggiori coefficienti patrimoniali e alla riduzione dei crediti deteriorati (NPL).

In questo caso vale il solito consiglio fondamentale: quando investite non concentrate mai il vostro capitale su un singolo titolo o un singolo settore/Paese ma diversificate adeguatamente.

Eventi come quelli del 2011-2012 potrebbero dilapidare i vostri risparmi se questi sono concentrati.

Comprare solo Titoli di Stato italiani è un errore così come sarebbe un errore comprare solo azioni di una banca italiana o azioni di una singola società.

Una corretta diversificazione geografica, settoriale e per strumento finanziario e una gestione prudente del capitale vi permette di mettervi al riparo da eventi imprevedibili come questo.

Ad esempio, un portafoglio bilanciato dovrebbe includere titoli di Stato di diversi Paesi, azioni internazionali, obbligazioni corporate e altri asset class non correlati. In Metaskill insegniamo esattamente questo approccio nei nostri percorsi formativi: i principi di educazione finanziaria partono sempre dalla diversificazione come primo strumento di protezione del capitale.

Come funziona lo spread ed i mutui

Una questione dove c’è ancora molta confusione è l’impatto dello spread e come funziona lo spread sui mutui e sui prestiti.

Nonostante spesso si capisce infatti la definizione spread e il suo significato, difficile è capirne l’impatto effettivo sull’economia reale e sui nostri investimenti e mutui.

Avete sentito dire che per colpa dello spread BTP-Bund i vostri mutui e i vostri prestiti costeranno di più, i consumi diminuiranno o che il mercato immobiliare crollerà.

È tutto falso o comunque fuorviante.

Dimenticate tutto quanto, non esiste alcuna relazione diretta e immediata tra lo spread BTP-Bund, i mutui e i prestiti. Il legame è molto più indiretto e mediato di quanto i media facciano credere.

La spiegazione del rapporto tra Spread e mutui

Prima cosa se avete già sottoscritto un mutuo a tasso fisso, il tasso è fisso per tutta la durata del mutuo, nessuno può modificarlo unilateralmente.

Avete un mutuo con un tasso fisso del 3%? Benissimo, quello è e quello rimane fino alla scadenza del contratto, indipendentemente da cosa fa lo spread.

Se avete invece intenzione di sottoscrivere un nuovo mutuo a tasso fisso dovete considerare che il tasso di interesse di un mutuo è dato dalla somma di un tasso di interesse di riferimento, chiamato IRS (Interest Rate Swap) maggiorato di uno spread bancario, che non è altro che il margine di guadagno della banca che vi presta i soldi.

Molti hanno confuso questo “spread bancario” con lo “spread BTP-Bund” di cui abbiamo parlato finora, ma in realtà i due sono concetti completamente diversi e non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro.

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Non confondere il tasso IRS con il significato spread BTP-Bund

In questo caso infatti ogni banca ha la possibilità di scegliere lo spread bancario che preferisce a suo piacimento in base alla propria politica commerciale, al profilo di rischio del cliente e alla concorrenza, e il cliente ha anche la possibilità di trattarlo al ribasso confrontando le offerte di diverse banche.

Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che è il tasso IRS ad essere influenzato dallo spread italo-tedesco, ma andiamo a vedere la relazione reale tra i due in questo grafico in basso e capirete il meccanismo reale.

La linea rossa del grafico rappresenta l’andamento del tasso IRS a vent’anni.

È questo tasso che influenza principalmente il tasso di interesse dei mutui a tasso fisso a vent’anni.

definizione spread

Se io oggi volessi prendere un mutuo a tasso fisso per vent’anni dovrò prendere il valore di oggi del tasso IRS a 20 anni e aggiungerci la maggiorazione richiesta dalla banca (lo spread bancario), più tutte le altre piccole spese accessorie, ed avrò il mio tasso di interesse effettivo complessivo.

I rettangoli rossi nel grafico rappresentano i picchi dello spread BTP-Bund negli ultimi anni.

Come vedete chiaramente dopo il picco massimo dello spread nel 2012, il tasso IRS continua tranquillamente a scendere senza essere influenzato.

Nel 2018, nonostante la crescita significativa dello spread BTP-Bund, il tasso IRS si muove invece lateralmente senza particolari variazioni e allora potreste chiedervi: cos’è che influenza quindi davvero il tasso IRS?

Sono principalmente i tassi di interesse di riferimento della Banca Centrale Europea (BCE), nel grafico corrispondono alla linea blu e come potete vedere c’è una strettissima correlazione tra i due.

All’aumentare dei tassi di interesse della BCE aumentano infatti anche i tassi IRS e aumentano quindi i tassi di interesse dei mutui a tasso fisso.

I massimi e i minimi del 2008 e del 2016 del tasso IRS coincidevano proprio con i massimi e minimi del 2008 e del 2016 dei tassi BCE.

Nel 2026 la BCE ha alzato i tassi al 2,25% (tasso sui depositi) con un rialzo di 25 punti base deciso il 17 giugno 2026 (fonte: decisioni di politica monetaria della BCE). La prossima riunione del Consiglio direttivo è prevista per il 22 luglio 2026.

Questa relazione è abbastanza chiara insieme alla definizione spread e al meccanismo che lo determina.

Per i mutui a tasso variabile il discorso è simile: il tasso di riferimento è l’Euribor, che a sua volta è strettamente legato ai tassi BCE, non allo spread BTP-Bund.

Lo spread spiegazione di quando preoccuparsi davvero

A meno che voi non siate pieni zeppi di BTP o di azioni bancarie italiane in portafoglio in modo concentrato potete dormire sonni tranquilli: non sarà sicuramente lo spread in sé o un andamento dello Spread più dinamico di cui dovrete preoccuparvi direttamente.

Meglio dunque non cadere vittima di facili allarmismi mediatici e informatevi sempre bene da fonti autorevoli, perché più che lo spread che è alto, il vero problema è la causa sottostante che lo porta ad alzarsi, ossia che l’economia o la politica non vanno bene, che il debito pubblico diventa insostenibile, che ci sono tensioni geopolitiche.

Lo spread è un sintomo, non la malattia. È un termometro che misura la febbre, ma non è la febbre stessa.

Ancora una volta quindi, quando si parla di economia e mercati finanziari, la formazione continua è fondamentale per essere sempre in grado di capire come orientarsi nel mondo degli investimenti senza farsi prendere dal panico o prendere decisioni affrettate basate su titoli giornalistici allarmistici.

Come funziona lo spread? Domande frequenti

Cos’è lo spread spiegato in modo semplice?

Lo spread è la differenza tra due tassi di interesse o rendimenti di titoli obbligazionari con pari scadenza. Nel contesto dei titoli di stato italiani, lo spread più comunemente citato è la differenza tra il rendimento dei titoli di stato italiani decennali (BTP) e quelli tedeschi decennali (Bund). Questo spread è un indicatore della percezione del rischio-paese da parte degli investitori: maggiore è lo spread, maggiore è il rischio percepito di prestare denaro all’Italia rispetto alla Germania. Si misura in punti base, dove 100 punti base equivalgono all’1%.

Cosa succede se sale lo spread?

Quando lo spread aumenta, significa che il rendimento dei titoli di stato italiani è aumentato rispetto a quelli tedeschi. Questo può avere diverse conseguenze importanti:

  1. Aumento del Costo del Debito: Il governo italiano dovrà pagare interessi più elevati per emettere nuovi titoli di stato, aumentando la spesa per interessi sul debito pubblico.
  2. Percezione di Maggior Rischio: Un aumento dello spread indica una maggiore preoccupazione degli investitori internazionali riguardo alla stabilità economica, politica o fiscale dell’Italia.
  3. Impatto sui Mercati Finanziari: Un aumento significativo dello spread può influenzare negativamente i mercati azionari italiani, in particolare le banche che detengono grandi quantità di BTP, e può indebolire l’euro.
  4. Minori Risorse per la Spesa Pubblica: Gli interessi più alti sul debito sottraggono risorse che potrebbero essere destinate a sanità, istruzione, infrastrutture e welfare.

Come si fa a calcolare lo spread?

Lo spread si calcola sottraendo il rendimento di un titolo di riferimento (tipicamente il Bund tedesco decennale) dal rendimento di un altro titolo (tipicamente il BTP italiano decennale). La formula è:

Spread=Rendimento BTP−Rendimento Bund

Il risultato viene solitamente espresso in punti base (1 punto base = 0,01%). Per esempio, a luglio 2026 il BTP rende il 3,92% e il Bund il 3,13%, quindi lo spread è 0,79% ovvero circa 79 punti base (0,79 × 100 = 79). Lo spread si aggiorna continuamente durante le sedute di trading in base alle contrattazioni sui mercati obbligazionari.

Come funziona lo spread trading?

Lo spread trading è una strategia di investimento sofisticata che coinvolge la simultanea apertura di posizioni lunghe (acquisto) e corte (vendita) su due strumenti finanziari correlati, cercando di trarre profitto dalla variazione del differenziale tra i loro prezzi piuttosto che dalla direzione assoluta del mercato. Gli investitori possono utilizzare lo spread trading per:

  1. Arbitraggio: Sfruttare le inefficienze temporanee di prezzo tra due strumenti correlati per ottenere profitti quasi privi di rischio.
  2. Copertura: Ridurre il rischio complessivo del portafoglio proteggendosi da movimenti avversi del mercato.
  3. Speculazione: Scommettere sulle variazioni future dello spread basandosi su analisi fondamentali o tecniche, come aspettarsi un restringimento o un allargamento del differenziale BTP-Bund.

Questa strategia è tipicamente utilizzata da investitori istituzionali e trader esperti perché richiede una buona comprensione dei mercati obbligazionari e dei fattori macroeconomici.

Chi fa salire lo spread?

Lo spread può aumentare per diversi motivi legati alla domanda e offerta di titoli di stato sui mercati finanziari:

  1. Incertezza Economica o Politica: Eventi politici come crisi di governo, elezioni contestate, o dati economici negativi (PIL in calo, disoccupazione alta, deficit eccessivo) aumentano il rischio percepito di un paese e fanno salire lo spread.
  2. Decisioni delle Agenzie di Rating: Un downgrade del rating creditizio di un paese da parte di agenzie come S&P, Moody’s o Fitch fa aumentare automaticamente lo spread perché gli investitori richiedono maggiori rendimenti per compensare il rischio più elevato.
  3. Condizioni di Mercato Globali: Cambiamenti nella domanda e offerta globale di titoli di stato, fuga verso la qualità (flight to quality) durante crisi internazionali, o cambiamenti nelle politiche monetarie delle banche centrali.
  4. Aumento del Debito Pubblico: Un debito pubblico crescente o preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale di lungo periodo fanno aumentare il premio di rischio richiesto dagli investitori.

Sostanzialmente è il mercato nel suo complesso, attraverso le decisioni di milioni di investitori istituzionali e retail, a determinare il livello dello spread momento per momento.

Chi decide il valore dello spread?

Il valore dello spread non è deciso da nessuna singola entità, ma è determinato liberamente dal mercato attraverso la domanda e offerta di titoli di stato. Gli investitori istituzionali (banche, fondi pensione, assicurazioni, hedge fund), gli investitori retail, e le condizioni economiche globali influenzano continuamente i rendimenti dei titoli di stato attraverso le loro decisioni di acquisto e vendita, e quindi il valore dello spread risultante.

La Banca Centrale Europea può influenzare indirettamente lo spread attraverso la sua politica monetaria (tassi di interesse, programmi di acquisto titoli come il PEPP o il QE), ma non “decide” direttamente il suo valore. Anche i governi nazionali influenzano lo spread attraverso le loro politiche fiscali e economiche che impattano sulla percezione del rischio-paese.

Lo spread è quindi il risultato delle interazioni di mercato e riflette la valutazione collettiva degli investitori sulla rischiosità relativa dell’Italia rispetto alla Germania in un determinato momento. A luglio 2026, con lo spread intorno agli 78-79 punti base, il mercato incorpora sia i progressi strutturali dell’Italia degli ultimi anni sia le nuove tensioni geopolitiche internazionali.

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